Visita alle discariche di Marghera: area Miatello e Vallone Moranzani

Il candidato al consiglio regionale del Veneto Antonio Candiello ha accompagnato ieri il candidato presidente Jacopo Berti in un’esplorazione di persona di due delle sette discariche del Veneto per le quali il nostro Paese versa 42,8 milioni di euro ogni semestre alla Commissione Europea quale penalità per la mancata esecuzione delle bonifiche.

Il 2 dicembre 2014 la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha infatti condannato l’Italia per l’omessa esecuzione della sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250) relativa al mancato rispetto delle Direttive 75/442/CEE, 91/689/CEE e 1999/31/CE in materia di gestione rifiuti e discariche relativamente alle seguenti (in grassetto le discariche visitate mercoledì 27/5/2015):

  • Chioggia, Borgo San Giovanni
  • Mira, V. Teramo
  • Salzano, S.Elena di Robegano
  • Venezia, Area Sordon
  • Venezia, Malcontenta
  • Venezia, Mestre Carpenedo
  • Venezia, Area Miatello (via Bottenigo)
  • Venezia, Moranzani B.
  • Sernaglia della Batta, Masarole

Come ha sottolineato Jacopo Berti, “E’ opportuno notare come ben sei di queste sette discariche siano a Venezia, tre solo a Marghera! E subiamo un doppio danno: un grave danno economico, a causa delle penali europee, ed un più subdolo danno alla salute, che impatta sui cittadini. Questo ritardo, che ha responsabilità regionali e nazionali,  è gravissimo ed ingiustificato.

Jpeg
Intervista televisiva durante la visita all’area Miatello

La prima visita è stata nell’area Miatello di via Bottenigo, che è locata proprio di fronte alla Nave de Vero (da poco insediato, simbolo del modello finora privilegiato dalla Regione Veneto dei grandi e grandissimi centri commerciali) sull’altro lato della Romea. Sono decine di migliaia di metri cubi i rifiuti tossici accumulati, e l’area non è stata ancora messa in sicurezza, a grave rischio di contaminazione dell’ambiente circostante e della salute dei cittadini.

In via Bottenigo la discarica sorge vicino al raccordo con la Romea, in coincidenza con un deposito sotterraneo di combustibile per uso industriale, parzialmente distrutto nella seconda guerra mondiale, dove furono sversati rifiuti tossico-nocivi sopra le vecchie vasche di idrocarburi provenienti da ogni dove; attorno venne realizzata una discarica di rifiuti urbani, ricoperta poi da rifiuti speciali; tra il 1984 e il 1985 era una discarica di tossico-nocivi autorizzata dalla Regione. Nella confinante area Miatello, furono sversati invece quintali di ceneri dell’Enel.

Antonio Candiello ha quindi constatato “la pesantissima eredità di un passato in cui rifiuti tossici provenienti da ogni parte venivano scaricati a Marghera, che veniva ritenuta una sorta di “discarica europea autorizzata. E’ incredibile che oggi, a distanza di tanti anni, ci sia ancora chi progetta e predispone per Marghera un futuro fatto di importazione, gestione e trattamento di rifiuti tossici (il riferimento è al caso Alles), in totale spregio a ogni ragionamento di buon senso che suggerisce una rivalorizzazione di un’area dalle grandi potenzialità come Marghera ed il suo fronte d’acqua lagunare”.

La seconda visita ha avuto luogo nel Vallone Moranzani, che è nei pressi della Centrale Elettrica Palladio a carbone e delle due grandi “fiaccole” del petrolchimico, entrambi simboli di un modello di sviluppo cresciuto attorno ai combustibili fossili ed a grande impatto ambientale.

La discarica Moranzani, decisa insieme ai cittadini nel corso di un articolato processo basato sull’agenda 21, è invece simbolo del mancato rispetto delle promesse, fatte ufficialmente dalle massime autorità statali, regionali e comunali.

Ai cittadini erano stati promessi (con accordi di programma firmati e convalidati in ogni sede) un parco lineare sopra alla discarica, un bosco, la sistemazione idraulica del territorio, il trasferimento della San Marco Petroli e l’interramento dell’elettrodotto. Ma nulla di tutto questo è avvenuto. Le uniche azioni a cui assistono i cittadini sono il conferimento in discarica dei fanghi tossico-nocivi rimossi dai fondali lagunari dei canali industriali, e le opere stradali.

Jpeg
La centrale Enel Palladio vicino alla zona Moranzani

Jacopo Berti ed Antonio Candiello hanno quindi dichiarato “E’ gravissimo l’uso distorto e manipolatorio che è stato fatto di uno strumento partecipativo come l’Agenda 21 da parte dei soggetti istituzionali del governo, della giunta regionale e della giunta comunale che al tempo hanno gestito il processo. In questo modo si tradisce la fiducia dei cittadini e si pregiudica il rapporto di questi con le Istituzioni. E’ gravissimo infine che non sia nella priorità delle amministrazioni il risanamento ambientale e complessivo di aree come quella di Malcontenta che tanto hanno pagato negli anni per un modello distorto di sviluppo in termini di inquinamento, rifiuti tossici e salute

La mattina a Marghera si è conclusa con la preannunciata visita di Jacopo Berti a Veneto Nanotech, per dialogare con i ricercatori sul futuro dei laboratori e “sostenere la necessità di mantenere un forte e continuativo impegno nella ricerca.

Jpeg
La visita a Veneto Nanotech

Quindi si è proseguito al Tronchetto con la questione Mose.

Veneto Nanotech: sosteniamo la ricerca, non solo “tagli di nastro” !!!

11128267_1444508875850685_1987881429177225600_n

Il candidato al consiglio regionale del Veneto Antonio Candiello ha incontrato ieri i ricercatori di Veneto Nanotech che sono in mobilitazione permanente al Vega a causa del ritardo della Regione Veneto nell’erogazione del contribuito necessario al mantenimento dell’attività da parte del centro di ricerca di nanotecnologia che ha sedi a Venezia (NanoFab), Padova (LANN) e Rovigo (ECSIN).

Candiello che, ricordiamo, è un fisico e lavora da sempre nella ricerca per imprese ed università, ha espresso vicinanza nei confronti dei ricercatori ed ha dichiarato:

Quando si tratta di tagliare nastri questa politica dell’immagine è sempre presente, ma quando poi si tratta di lavorare e far crescere lo sviluppo con competenze e ricerca, non è più così facile, bisogna dare priorità alle spese – tra cui la ricerca! –, operazione che la politica tradizionale ha dimostrato di non saper fare, preferendo spendere per le proprie clientele elettorali e continuare a sostenere i pesantissimi oneri dei costi della casta: vitalizi, assegni di fine mandato, emolumenti rimborsi spese!”.

11111056_1444508855850687_819665033915850696_n

Dopo aver visitato il laboratorio ed aver ascoltato alcuni ricercatori ed il direttore di Veneto Nanotech Diego Basset, Antonio Candiello ha espresso grande apprezzamento per l’elevatissima qualità della ricerca che viene condotta nel laboratorio di Marghera, ed ha quindi dato voce a due ricercatori, Erica Cretaio, per il laboratorio di biologia, e Francesco Enrichi, del laboratorio di fisica dei materiali, registrandone due brevi video e diffondendoli in rete tramite i tanti canali a disposizione del Movimento 5 Stelle del Veneto.

10423836_1444508975850675_2828784242540503874_n

Candiello ha quindi chiuso con una forte critica della gestione politica che ha usato per dieci anni Veneto Nanotech e per venti anni Vega a proprio uso e consumo:

Ricerca ed innovazione in campo internazionale su temi come la nanotecnologia richiedono continuità di finanziamento, attenzione al merito, concentrazione dei fondi e capacità di aprire reti internazionali e di formare reti di imprese territoriali per dare la massima potenzialità a questi laboratori. Questo è stato un chiaro obiettivo della gestione tecnica, mentre invece la gestione politica ha operato spingendo verso una dispersione dei fondi, una moltiplicazione delle sedi per motivi clientelari ed alla creazioni di posizioni di supervisione per ex politici o amici di questi privi delle competenze tecniche necessarie per gestire centri scientifici di alto livello”.

Il risultato è che ogni volta che i ricercatori ed i gestori tecnici ottengono un successo in termini di commesse, di brevetti e di relazioni internazionali, questo viene compromesso da un indirizzo politico divergente”.

Domani, mercoledì 27 Maggio è atteso alle 13.00 a Veneto Nanotech, a Marghera, Jacopo Berti, candidato presidente del Movimento 5 Stelle in Regione Veneto.

Incontro con David Borrelli sui fondi europei

blog-borrelli

La Regione Veneto è sempre in ritardo nella presentazione dei piani operativi necessari alla erogazione di fondi strutturali”, ha detto l’eurodeputato David Borrelli al convegno sui finanziamenti europei tenutosi domenica 17 maggio 2015 al Palaplip di Mestre. “La Regione dovrebbe essere un ente regolatore, non un ente erogatore. Sarà per questo che il POR (Piano Operativo Regionale) uscirà dopo le elezioni regionali?

Nonostante atti e strumenti messi a disposizione dalla Commissione Europea a favore dell’imprenditoria femminile, e le stesse agevolazioni regionali, l’informazione è sempre carente e non favorisce la crescita delle imprese donna”, ha evidenziato quindi Beatrice Ippolito, candidata M5S per la Regione Veneto.

Sulla base della sua stessa esperienza, Antonio Candiello, candidato M5S per la Regione Veneto, lamenta inoltre “la mancanza di un efficace sistema di lobby a supporto delle imprese e della progettualità italiana e veneta in particolare”.

Alla fine i finanziamenti destinati al Veneto vanno ad altri Paesi”, ha commentato Marco Genovese, anch’egli candidato M5S in Regione Veneto, “o comunque andrebbero integrati con fondi statali e regionali, ma da noi si taglia proprio dove le politiche europee vorrebbero incentivare, come nel caso delle città metropolitane”.

La situazione non è migliore riguardo ai progetti destinati ai giovani, “Ad esempio, solamente l’1% dei giovani che hanno partecipato al programma Garanzia Giovani ha poi trovato un’occupazione”, riferisce la candidata regionale M5S Erika Baldin.

Bisogna investire nella formazione continua, nell’aggiornamento del personale e nell’attività di reperimento dei fondi, con riferimento all’ambiente internazionale per garantire consistenza e continuità a tale attività, evitando che l’attività sia gestita dal politico o dal dirigente di turno“, ha dichiarato Elena La Rocca, candidata comunale M5S, riferendosi al Comune di Venezia.

Entrando sul tema dell’Agenda Digitale nazionale, Fabio Bortoluzzi, candidato comunale M5S, ha ricordato che “l’Agenda Digitale italiana è un recepimento di quella europea, varata nel 2010. Ma il ritardo italiano nell’applicazione delle direttive è a dir poco imbarazzante. Solo il 30% circa degli adempimenti sono stati adottati relegando anche in questo campo l’Italia all’ultimo posto tra i Paesi europei.

Perchè le tariffe rifiuti crescono sempre?

tariffe

Ieri sera 15 maggio 2015, a San Donà, all’incontro organizzato dall’Associazione “ViviAmo” di San Donà di Piave sul tema “gestione dei rifiuti”, il Movimento 5 Stelle ha riscontrato diverse conferme:

a) conferme sulla modalità di studio ed approfondimento tipica del Movimento;
b) conferme sui dubbi esistenti in merito alla correttezza delle consuetudini in tema di affidamenti della gestione dei rifiuti alle municipalizzate;
c) conferme sulle anomalie tariffarie esistenti in materia di TARI e sulle grandi differenze tra un comune e l’altro;
d) conferme sull’esigenza di liberarsi dal soffocante abbraccio dei politici che ormai hanno invaso i ruoli tecnici delle municipalizzate.

Il Movimento 5 Stelle Veneto, da diversi anni ha un Gruppo di Lavoro (GdL) “Ambiente, Rifiuti, Energia” costituito da una cinquantina di attivisti che studia ed approfondisce diverse questioni tra le quali la gestione dei rifiuti. Ebbene, le considerazioni del GdL sono in linea con quanto ci hanno evidenziato ieri sera gli esperti coinvolti dall’Associazione ViviAmo.

Il prof. Jacopo Bercelli, dell’Università di Verona, che ha illustrato il contesto giuridico ed ha evidenziato l’assoluta anomalia degli affidamenti alle municipalità “in-house” senza gara, in assoluto spregio a quanto previsto dalla legge, secondo la quale gli affidamenti senza gara devono essere solamente un’eccezione, peraltro motivata (e con i numeri!) da un’opportuna Relazione Tecnica. Relazione che, comunemente, o non si trova o è priva di sostanza tecnica.

Il dott. Massimiliano Trovato dell’Istituto Leoni è andato ancora più nel solco evidenziando come il contesto degli affidamenti delle concessioni non solo non segua le prescrizioni di legge (e neppure una semplice logica da “buon padre di famiglia”, che dovrebbe prevedere la ricerca delle migliori condizioni al costo più vantaggioso), ma abbia allungato a dismisura la durata degli affidamenti, che sono ormai arrivati al 2038, secondo un’improbabile logica di “fidarsi per 15-20 anni dello stesso soggetto” senza alcuna tutela dell’Amministrazione nei confronti del soggetto gestore. Quando durate ragionevoli per affidamenti di servizi non dovrebbero superare i 5, massimo 7 anni, allo scopo, evidentemente, di sostituire il soggetto gestore o le condizioni contrattuali qualora il risultato non fosse quello voluto.

Il presidente di ViviAmo, Michele Moretto, ha quindi portato ad esempio delle forti differenze tariffarie in essere, nelle quali si è evidenziato come, nei pochi comuni dove l’affidamento avviene tramite gara (e non “in-house”), le tariffe sono sistematicamente più basse.

Il candidato M5S al Consiglio Regionale, Antonio Candiello, chiamato dal candidato presidente Jacopo Berti a presenziare la serata e ad affrontare la questione in quanto specialista del tema rifiuti e coordinatore del GdL “Ambiente, Rifiuti, Energia” M5S, ha quindi effettuato alcune forti dichiarazioni: “E’ evidente che questo sistema di affidamenti diretti, talvolta di durata ventennale, sono nell’interesse per i gestori, non certo dei cittadini. I consiglieri comunali si sono spesso trovati pochi giorni per decidere e valutare affidamenti a lungo termine del servizio rifiuti dovendo vagliare documenti tecnici molto complicati e subendo una pressione politica molto forte, stante l’interesse di molte forze politiche (non il M5S) a sostenere grandi soggetti come Veritas, che sono di fatto controllati dalla politica.”

Il candidato ha anche però aggiunto: “Solo il puntuale controllo dei cittadini può garantire la soddisfazione dell’interesse comune. Come il tipo di controllo che ha messo in atto il Movimento 5 Stelle nell’ambito dei suoi gruppi di lavoro, o come quello agito da tante e competenti associazione, come l’Associazione ViviAmo, che hanno svolto analizzando in dettaglio i Piani Finanziari proposti dalle municipalizzate per ogni comune e mettendo a raffronto le tariffe esistenti nei diversi comuni (tramite calcoli con i coefficienti della TARI).

Forse è giunto però il momento di chiederci come mai un controllo approfondito come questo non sia stato condotto nei tempi appropriati e nel dettaglio necessario da parte degli organi tecnici dei comuni.”.

Anche la questione dei Consigli di Bacino per la gestione dei rifiuti, che è stata oggetto di approfondimenti della serata, è stata richiamata dal candidato: “La coincidenza del perimetro dei consigli di bacino, che dovrebbero governare la gestione dei rifiuti territoriale, con le attuali distribuzioni delle concessioni da parte di Veritas, Contarina, Etra ed altre municipalizzate fa sorgere qualche dubbio. Che l’obiettivo non sia l’ottimizzazione della governance della gestione dei rifiuti, ma forse la semplice presa d’atto dei monopoli storici, inibendo così una vera concorrenza tramite gare d’appalto, che potrebbe invece tradursi rapidamente in una riduzione delle tariffe.”

Misurare l’innovazione digitale: oltre la larga banda, verso il big data

Martedì 12 maggio 2015, all’Università Ca’ Foscari, è stato presentato un libro e correlato studio scientifico cui ho contribuito con altri curatori:

Misurare l’innovazione digitale. Gli indicatori di successo delle politiche di innovazione territoriale”, ed. Ca’ Foscari 2015, disponibile online.

Dalla quarta di copertina:

“Esistono indicatori in grado di descrivere lo stato dell’innovazione digitale dei territori? E’ possibile tramite di essi esprimere la dinamicità dei cambiamenti e quindi evidenziare i trend? E’ quindi misurabile l’impatto delle politiche di innovazione perseguite dalla Pubblica Amministrazione locale?

In questo testo si cerca di dare una risposta a queste domande, coinvolgendo esperti, amministratori, imprese, passando per big data, smart city, egovernment intelligence e ponendo le premesse per la realizzazione di una infrastruttura tecnologica di rilevazione a supporto dei decisori pubblici.

La presentazione ha avuto luogo nella forma di un Tavolo Tecnico di discussione con i tanti contributori del testo: esperti accademici, amministratori e tecnici, con l’obiettivo di far luce sulle nuove opportunità legate alla misura ed interpretazione dei dati e dei bisogni di cittadini e imprese per i servizi digitali del territorio.

Ritengo utile riportare alcune mie personali considerazioni in merito all’importante tema dell’innovazione digitale, del big data e dei dati aperti – elementi prioritari per accrescere la competitività -, il contesto all’interno del quale si è svolto lo studio.

“Si ritiene, a ragione, che le infrastrutture siano elemento essenziale per lo sviluppo. Ma spesso si sottintende, a torto, che esse siano fatte di asfalto, ferro, cemento.

Vi è invece l’esigenza di nuove infrastrutture digitali, che non siano peraltro di solo trasporto, come è la (necessaria!) larga banda, ma anche per altre esigenze: per la raccolta e restituzione dei dati, ad esempio.

Lo studio ha dimostrato l’attuabilità di un sistema/metodo di misurazione e presentazione dei dati al servizio di imprese e cittadini dei comuni veneti.

E’ ora di dare concretezza al concetto di trasparenza.

Trasparenza non significa poter leggere le determine. Trasparenza significa liberare i dati e ritornarli in forma facilmente fruibile a cittadini e imprese.”