Il Veneto è in piena emergenza inquinamento da pm10!

1 – Situazione dell’inquinamento da pm10 e pm2,5

E’ da quasi un mese ininterrottamente che nel territorio regionale permangono livelli altissimi di polveri sottili. Si tratta delle famigerate pm10, il particolato di dimensione inferiore a 10 µm (microgrammi), in grado di penetrare nelle vie respiratorie e di pm2,5 di dimensione ancora inferiore ed ancora più pericolose.

Il livello registrato in tutti i capoluoghi di provincia escluso Belluno è costantemente superiore alla soglia di legge di 50 µg/ m3 (microgrammi per metro cubo), “aria scadente” raggiungendo frequentemente il doppio di questo livello, “aria pessima”, ed in alcuni casi il triplo.

Il livello di superamenti ammessi dalla normativa europea sono 35 in un intero anno, mentre in questo caso, al ritmo di quasi 30 al mese, siamo già verso quota 90 in diverse centraline.[1]

 

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Figura 1 – La situazione dell’inquinamento da pm10 di lunedì 21 dicembre 2015 (fonte: Arpav)

L’accumulo fortissimo di inquinanti di questo ultimo mese dell’anno nella nostra regione non fa che confermare quanto emerge da rilevamenti periodici effettuati dall’European Environment Agency[2]: il Nord Italia presenta una particolare criticità, non comparabile con quella della maggior parte degli altri Stati europei (cfr. Figura 2).

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Figura 2 – Medie annuali di pm10 nei diversi Paesi europei. Si noti la criticità del Nord Italia e del Veneto. Fonte: European Environment Agency

In alcuni territori, la situazione è particolarmente grave: a Marghera, il livello di pm10 è rimasto per dieci giorni di seguito superiore al doppio del livello consentito (cfr.  Figura 3) ed ha raggiunto più volte il triplo.

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Figura 3 – Evoluzione dei livelli di pm10 a Marghera (rielaborazione grafica su dati Arpav estratti il 24/12/2015).

E’ evidente che, raggiunto questo livello, non bastano più gli interventi palliativi. Bisogna rimuovere le emissioni alla fonte, da parte dei soggetti che immettono più inquinanti in atmosfera nell’area. Approfondiamo nella terza parte quali sono questi soggetti responsabili delle emissioni. Ma vediamo ora le conseguenze.

 

2 – Impatto sulla salute

E’ ormai dimostrato l’impatto sanitario connesso alla presenza di inquinanti: per ogni 10 µm/m3 di pm10 in più nell’aria che si respira, l’aspettativa di vita si riduce di oltre sette mesi (alcuni studi: APHEA 2 Air pollution and Healt. A European Approach; NMMAPS II The National Morbidity, Mortality and Air Pollution Study, USA; MISA Meta-analisi Italiana Studi effetti a breve termine inquinamento Atmosferico).

Uno studio del 2013, svolto su 300.000 persone e pubblicato su Lancet Oncology, mostra che per ogni incremento di 10 µm/m3 di pm10 nell’aria, il rischio relativo di ammalarsi di tumore al polmone aumenta del 22%, mentre cresce del 18% a ogni aumento di 5 µm/m3 di pm2,5. Le pm2,5 sono la frazione più piccola delle pm10, quelle di dimensione inferiore a 2,5 µm, che si stimano comporre circa l’80% delle pm10.

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L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha calcolato che ogni anno nel mondo 800.000 morti siano attribuibili all’inquinamento atmosferico. Secondo le ultime linee guida Oms sulla qualità dell’aria, si ritiene che, riducendo il pm10 da 70 a 20 microgrammi per metro cubo, come stabilito nelle nuove linee guida, si potrebbe ridurre la mortalità nelle città inquinate del 15% all’anno.

Un fenomeno ben noto agli epidemiologi dimostra come, ad ogni picco di pm10, si affianchi a distanza di un giorno o due un corrispondente picco dei ricoveri ospedalieri ed altri indicatori di peggioramento della salute (ticket sanitari, consumo farmaci per anziani, asmatici e cardiopatici).

Come indicato nel rapporto “Air Quality in Europe” 2015 [3]: “Air pollution continues to have significant impacts on the health of Europeans, particularly in urban areas.”, ovvero: l’inquinamento causa conseguenze sulla salute dei cittadini [4]. Ma il rapporto precisa anche le conseguenze economiche: “It also has considerable economic impacts, cutting lives short, increasing medical costs and reducing productivity through working days lost across the economy. Europe’s most problematic pollutants in terms of harm to human health are PM, ground-level O3 and NO2.” che , ricordiamo, sono a carico della collettività. Mentre la scelta, ad esempio, di utilizzare carbone invece di gas naturale o altre fonti più pulite per produrre energia elettrica ha alla base delle convenienze economiche (profitti) assolutamente private. Un risparmio privato si traduce in un costo pubblico!

 

3 – Responsabilità delle emissioni

In relazione alle pm10, l’inventario regionale delle emissioni attribuisce in prevalenza alle stufe a legna ed al traffico su strada la produzione del particolato. E’ però opportuno notare come il complesso energetico, industriale e portuale/aeroportuale presente nell’area veneziana rappresenti il primo produttore provinciale di NOx ed SOx, che sono i precursori delle pm10 più inquinanti (non tutte le pm10 sono uguali … dipende dal contenuto !!!), che emette in grande quantità nel nostro territorio. In giornate senza vento come ora, il carico inquinante delle polveri infatti non si disperde, ma “staziona” e diffonde lentamente. La situazione del Comune di Venezia si distingue da quella di altri territori nel Veneto, in quanto la metanizzazione degli impianti di riscaldamento è stata condotta con largo anticipo rispetto ad altri territori.

E’ quindi opportuno considerare nelle responsabilità emissive: centrali elettriche (in particolare la centrale a carbone di Fusina); petrolchimico e raffineria; emissioni navali (commerciali e passeggeri); traffico aereo; traffico pesante (camion & bus) commerciale ed industriale; oltre naturalmente al traffico leggero privato e pubblico di terra e d’acqua ed alla combustione di biomasse riscaldamento privato a legna. In altri territori potranno esservi altri soggetti meritori di attenzione: cementifici, inceneritori, industrie particolarmente impattanti.

In particolare, la centrale a carbone “Palladio” di Fusina (i dati sono stati estratti dall’ultima dichiarazione ambientale del 2015) da sola produce annualmente oltre 50 tonnellate di polveri sottili; più di 2700 tonnellate di ossidi di azoto (NOx); 2000 tonnellate di ossidi di zolfo (SOx); diversi milioni di tonnellate di anidride carbonica (CO2). 50 tonnellate di polveri possono non fare impressione, ma se rapportiamo questo valore ai circa 50 mg emessi ogni km da una vecchia auto a benzina euro 0 (o equivalentemente da un diesel euro 4), si traducono in un miliardo di km equivalenti, come se avessimo un milione di automobili inquinanti con una percorrenza di mille km all’anno nel ciclo urbano !!! Bisogna inoltre considerare che, in ottica COP21 (l’accordo internazionale per la riduzione della CO2 emessa) l’emissione dei diversi milioni di tonnellate di CO2 di questa centrale – una frazione significativa delle emissioni su scala regionale – possono compromettere gli obiettivi annunciati di riduzione.

Un ragionamento analogo, con valori sempre molto elevati, si può fare per le pm10 prodotte dagli impianti industriali del petrolchimico, per le altre centrali elettriche (meno inquinanti perché a gas a ciclo combinato), per le navi del porto commerciale e passeggeri e per il traffico aereo.

  • Il petrolchimico: tra cracking, raffineria, produzione di etilene, altre produzioni ed altre centrali elettriche sono immesse grandi quantità di polveri sottili in un “cocktail” micidiale con altri inquinanti.
  • Le grandi navi del porto commerciale e passeggeri alimentate con oli ad elevato tasso di zolfo, che mantengono i motori accesi anche durante lo stazionamento del porto, sono direttamente responsabili di una grande quantità di polveri sottili. A queste è inoltre collegato il traffico pesante collegato alle merci trasportate.
  • Il traffico aereo, visti gli elevati volumi, 130 cicli di atterraggio/rullaggio/pre-decollo/decollo al giorno dell’aeroporto Marco Polo di Tessera, immette nell’aria significative quantità di polveri sottili ed altri inquinanti che vengono rilasciati e si depositano, vista la bassa quota, su aree territoriali sottostanti la verticale delle rotte di sorvolo (ricoprendo un vasto territorio comunale da Malcontenta a Dese e sul corrispondente lato insulare e lagunare).

In giornate senza vento ed in presenza di inversione termica, come quelle di questi giorni pre-natalizi, l’intero carico inquinante si carica nell’area fino a poche centinaia di metri di altezza, come in un catino, e le polveri massimizzano il loro carico inquinante a densità dannose per aree molto ampie.

4 – Interventi

Vista la gravissima situazione ambientale in cui la città è sottoposta e visto l’altissimo rischio di salute dei suoi abitanti, è urgente chiedere alle autorità preposte di prendere provvedimenti immediati, forti e di soluzione efficace. In sede comunale e regionale.

Le linee di intervento emergenziale che suggeriamo sono:

Un intervento contenitivo, ovvero una “soluzione tampone”, per ridurre la diffusione degli inquinanti rimuovendoli dalle strade attraverso la pulizia sistematica più volte al giorno, impedendo così che si diffondano ulteriormente.

Un intervento più incisivo che operi sulle fonti di emissioni stesse per ridurne i volumi immessi in aria. Chiedere quindi ai soggetti responsabili della maggior parte delle emissioni, di fermare momentaneamente l’operatività fino a quando l’emergenza non sarà cessata. Iniziando dai comparti dove le emissioni sono più concentrate e che emettono più inquinanti.

Si noti che in situazioni di emergenza come queste è più sicuro un intervento su alcuni grandi impianti che emettono inquinanti piuttosto che un intervento – peraltro difficilmente controllabile e/o di dubbia efficacia – che chiede riduzioni parziali da parte di tantissimi soggetti, come le ordinanze di riduzione del riscaldamento residenziale (da 20 a 19 gradi) o le ordinanze per le “domeniche ecologiche”.

Riferimenti

[1] Fonte: dati ARPAV, http://www.arpa.veneto.it/arpavinforma/bollettini/aria-2/dati-in-diretta

[2] http://www.eea.europa.eu/publications/air-quality-in-europe-2015

[3] http://www.eea.europa.eu/publications/air-quality-in-europe-2015

[4] E precisa: “Estimates of the health impacts attributable to exposure to air pollution indicate that PM2.5 concentrations in 2012 were responsible for about 432 000 premature deaths originating from long‑term exposure in Europe of which around 403 000 were in the EU‑28. In the same year, the estimated impact of exposure to NO2 (long-term exposure) and O3 (short-term exposure) concentrations on the population in the same 40 European countries was around 75 000 and 17 000 premature deaths, respectively, and around 72 000 and 16 000 premature deaths, respectively, in the EU‑28.”.

 

Emergenza pm10 a Marghera!

Sono già 18 giorni di seguito che Marghera è immersa in un’atmosfera satura di pm10, superiore al limite di 50 µg/m3 , con ben 81 superamenti della soglia da inizio anno.

Dopo aver più che triplicato la soglia, mercoledì 2 dicembre scorso, con un picco massimo di ben 158 µg/m3, le pm10 stanno di nuovo crescendo pericolosamente, senza che il Comune o la Regione abbiano realmente deciso di intervenire in maniera efficace a tutela della salute dei cittadini.

In figura: Inquinamento da pm10, dati giornalieri misurati in µg/mc relativi alla centralina Arpav di Via Beccaria a Marghera da mer 25/11/2015 a mar 15/12/2015.

E’ necessario intervenire. E non bastano i palliativi. Bisogna rimuovere le emissioni alla fonte, da parte dei soggetti che immettono più inquinanti in atmosfera nell’area. Chi sono questi soggetti?

Nell’ordine:

  • centrali elettriche (in particolare la centrale a carbone Enel, che da studi Arpav era emerso emetteva il 50% di tutto il particolato del comune di Venezia);
  • petrolchimico e raffineria;
  • emissioni navali (commerciali e passeggeri);
  • traffico pesante (camion) commerciale ed industriale;
  • traffico leggero privato e pubblico di terra e d’acqua;
  • combustione di biomasse riscaldamento privato a legna.

In particolare, si ricorda che la centrale a carbone “Palladio” di Fusina (i dati sono stati estratti dall’ultima dichiarazione ambientale del 2014) produce annualmente:

  • 50 centinaia di tonnellate di polveri sottili;
  • più di 2000 tonnellate di NOx;
  • più di 2000 tonnellate di SOx;
  • il gas climalterante CO2, nella misura di diversi milioni di tonnellate;

Queste 50 tonnellate di polveri possono non fare impressione, ma se rapportiamo questo valore ai circa 50 mg emessi ogni km da una vecchia auto a benzina euro 0 (o equivalentemente da un diesel euro 4), scopriamo che è come se avessimo un milione di automobili inquinanti che percorrano mille km al’anno nel ciclo urbano!! E ciò, senza considerare le polveri emesse per il fatto che il carbone è stoccato all’aperto.

Un ragionamento analogo, con valori via via decrescenti ma sempre molto elevati, si può fare per le altre centrali elettriche (meno inquinanti perché a gas a ciclo combinato), per i grandi impianti industriali del petrolchimico (raffineria, cracking, etilene), e per le navi del porto commerciale e passeggeri.

Non solo. In giornate senza vento, l’intero carico inquinante si carica nell’area fino a poche centinaia di metri di altezza, come in un catino, e le polveri andranno a massimizzare il loro carico inquinante alle densità dannose per aree molto ampie.

La CO2 non è invece un inquinante locale, ma globale: concorre a destabilizzare l’equilibrio planetario: ricordiamo che, proprio nel 2015 si registra per la prima volta nella storia del pianeta il superamento dei 400ppm di CO2 e l’innalzamento di un grado centigrado per motivi antropici e l’impegno di COP21 di contenere le emissioni di CO2.

Normativa

I limiti per la concentrazione delle PM10 nell’aria sono così stabiliti:

  • Valore massimo per la media annuale40 µg/m³
  • Valore massimo giornaliero (24-ore): 50 µg/m³
  • Numero massimo di superamenti consentiti in un anno: 35

La Commissione europea nel Reference: IP/10/1586 Event Date: 24/11/2010 sollecita Cipro, Italia, Portogallo e Spagna a rispettare i valori limite di qualità dell’aria dell’UE per un inquinante atmosferico, il particolato fine o PM10. Perché tali Stati non hanno affrontato efficacemente le emissioni eccessive di PM10.

La concentrazione media annuale dei PM10 in Italia risulta spesso violata dalle grandi città.

Impatto sanitario

E’ ormai dimostrato l’impatto sanitario connesso alla presenza di inquinanti: per ogni 10 microgrammi di pm10 al mc in più nell’aria che si respira, l’aspettativa di vita si riduce di oltre sette mesi. Citiamo gli studi “storici”:

  • APHEA 2: Air pollution and Healt. A European Approach
  • NMMAPS II: The National Morbidity, Mortality, and Air PollutionStudy, USA
  • MISA: Meta-analisi Italiana Studi effetti a breve termine inquinamento Atmosferico (Italian meta-analysis for studies on short-term effects of atmosferic pollution);

Uno studio del 2013, svolto su 300.000 persone e pubblicato su Lancet Oncology, mostra che per ogni incremento di 5 μg/m³ di PM 2,5 nell’aria, il rischio relativo di ammalarsi di tumore al polmone aumenta del 18%, mentre cresce del 22% a ogni aumento di 10 μg/m³ di PM 10.

Le pm2.5 sono stimate essere l’80% delle pm10.

I l 24 ottobre 2013 la Iarc (International Agency for Research on Cancer), ha classificato l’inquinamento atmosferico outdoor come cancerogeno per l’uomo (Gruppo 1), in particolare in relazione al tumore al polmone e in misura minore alla vescica. Numerosi studi indicano che l’inquinamento atmosferico contribuisce allo sviluppo di patologie croniche, influenzandone perciò incidenza e prevalenza .

A partire dai primi anni 2000 sono comparsi studi di valutazione degli impatti dell’inquinamento sulla salute della popolazione. Per ogni aumento di 10 microgrammi per metro cubo (µg/m3 ) di polveri sottili (aumenti che si verificano ripetutamente e anche di maggiore entità nelle aree metropolitane in inverno e in estate) si osserva un incremento della mortalità globale giornaliera di circa l’1%.

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha calcolato che ogni anno nel mondo 800.000 morti sono attribuibili all’inquinamento atmosferico. Secondo le ultime linee guida Oms sulla qualità dell’aria, si ritiene che, riducendo il PM10 da 70 a 20 µg/m3 , come stabilito nelle nuove linee guida, si potrebbe ridurre la mortalità nelle città inquinate del 15% all’anno.

Il recente progetto europeo Aphekom (Approfondimento della conoscenza e della comunicazione per il processo decisionale su inquinamento atmosferico e salute in Europa), ha lavorato sulle stime di impatto in 25 grandi città europee (per l’Italia, Roma). È stato mostrato come la diminuzione fino a 10 µg/m3 nelle concentrazioni di PM2.5 (linee guida annuali sulla qualità dell’aria dell’Oms) potrebbe comportare un aumento fino a 22 mesi di aspettativa di vita per le persone di età superiore ai 30 anni.