La Befana è arrivata! Ecco il suo carico di … carbone e polveri sottili!

befana

 

Dopo un intero mese di polveri sottili oltre soglia (vedi precedente post), nella totale assenza di seri interventi a livello comunale, regionale e nazionale, ormai siamo, come dire, abituati.

C’è troppo inquinamento? Non è che sia magari responsabilità dei grandi impianti industriali, energetici? O del sistema di mobilità portuale e pesante, dei grossi diesel? No, ovviamente. Dipende dalla nostra caldaia. Dobbiamo abbassare di qualche grado il riscaldamento, ci chiede il Sindaco. Anche se è a metano, che non produce pm10, come la maggioranza delle abitazioni in città? Sì. Ah, ecco. E magari, il ministro dell’ambiente suggerisce, fate qualche stop delle auto, naturalmente senza precisare di quali alimentazione: metano? gpl? benzina? diesel? È uguale, no? Quante storie!

E così stamattina usciamo di casa, c’è un nebbione fitto fitto e sentiamo questo odore fortissimo che pervade l’aria di legna bruciata. Cos’è? Ah, sì, giusto, impestiamo l’aria con centrali a carbone o, a seconda del territorio, cementifici, inceneritori, navi con motori sempre accesi, traffico pesante. Ma non possiamo farci mancare l’inquinamento della tradizione: e magari, anche, esageriamo, facciamo una bella catasta da dieci metri e facciamola accendere dall’alfiere della “veneticità”, il nostro Presidente regionale. Ed ecco che, come per magia, raggiungiamo un livello di pm10 di 312, dico 312 µg/m3. Bravi. Finalmente abbiamo raggiunto la Cina.

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Il livello di PM10 nella stazione di Mansué in provincia di Treviso (grafico estratto da Arpav il 7/1/2016)

Come inquinamento, si intende. Valori così alti richiedono interventi significativi, ed ecco che Arpav, prontamente, dall’anno 2015 all’anno 2016, per l’occasione, ha cambiato la scala dei grafici (ha ora un massimo di 350 µg/m3, l’anno scorso si fermava a 250 µg/m3 …), così noi siamo tutti più contenti perché la curva è tutta contenuta dentro!!!

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Il livello di PM10 nella stazione di Mansué l’anno scorso dopo i falò (grafico estratto da Arpav i primi giorni del 2015)

Ma visto che ci siamo, perché no, non possiamo anche ritoccare qualcos’altro?

Eccoci serviti! Ad esempio, visto che abbiamo sforato sugli obiettivi di Kyoto perché le nostre centrali a carbone hanno fatto troppa CO2, perché non compriamo 4 milioni/anno di “quote” di CO2 dai polacchi? Così siamo a posto, è come se avessimo comprato dalla Polonia la licenza di inquinare per una centrale come quella di Marghera. Detto fatto! Ah, però, mi raccomando, non è bello, non ditelo a nessuno! Vedi dettagli qui. E qui.

Ah, ma, aspetta, non c’era anche quel problemino del decreto legislativo 152/2006, entrato in vigore dieci anni fa che recependo una direttiva europea poneva dei limiti alle emissioni dei cosiddetti “grandi impianti di combustione”: come si fa? Non c’è problema! Ecco pronto il milleproroghe 2016, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30/12/2015: ovviamente si riallaccia al “permesso di inquinare” precedente, che scadeva a fine 2015, e lo estende al 31/12/2016. Per chi? Per tutti “i grandi impianti di combustione per i quali sono state regolarmente presentate, alla data del 31 dicembre 2015, istanze di deroga” in attesa della “definitiva pronuncia dell’Autorità competente”. Ed ecco che, come per magia, la proroga è concessa a chiunque ne abbia fatto richiesta entro il 31 dicembre, cioè un giorno dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto e addirittura otto giorni dopo l’approvazione in Consiglio dei ministri (avvenuta il 23 dicembre). Vedi dettagli qui.

Bene! Siamo tutti contenti?

O no?

Firmiamo #COP21 mentre sforiamo Kyoto!

L’Italia emette circa mezzo miliardo di tonnellate di CO2/anno. Si è impegnata con il protocollo di Kyoto a ridurla nel periodo quinquennale 2008-2012 del 6,5%, obiettivo però mancato, in quanto la riduzione è stata del 4,6%. La differenza sono circa 4 mln ton/anno, notare, proprio quanto emette ogni anno la centrale a carbone “Palladio” di Marghera!!! Per non compromettere la posizionee italiana, il ministro ha dovuto acquistare le quote mancanti, dalla Polonia, che ha potuto investire il denaro italiano nel proprio sistema educativo.

Italy-Kyoto

Ecco i dati: “lo scorso 5/10/2015, a Varsavia, il ministro dell’Ambiente Galletti ha firmato un accordo con il suo omologo polacco per l’acquisto di poco più di 20 milioni di tonnellate equivalenti di CO2, per 4,7 milioni di euro. Il motivo? L’Italia >>non<< ha raggiunto – almeno formalmente – gli obiettivi del Protocollo di Kyoto [il calcolo si è fatto sui 5 anni 2008-12 e quindi 4×5 = 20 ton di troppo] e se non avesse acquistato le quote che le mancavano entro il 18/11/2015, sarebbe incorsa in una serie di penalizzazioni, compresa una procedura di infrazione.” Ci sono alcuni tecnicismi, ben spiegati nell’articolo, che attenuano questo mancato raggiungimento dell’obiettivo. Ma il dato negativo rimane. Non solo: “la notizia sui giornali italiani non è comparsa. Né ce n’è traccia sul sito del ministero dell’Ambiente, che pure il 5/10 riportava tre comunicati stampa e che viaggia sui 60 comunicati al mese. Si trova però sul sito di settore Carbon Pulse, su quello del Consolato polacco a Napoli e su altri siti polacchi. Si scopre, tra le altre cose, che la Polonia utilizzerà i soldi dalla vendita delle Assigned Amount Units (AAUs) di CO2 all’Italia per progetti di modernizzazione energetica sviluppati nelle scuole polacche.” non solo: “Parlando alla Camera per presentare l’impegno dell’Italia alla conferenza Cop21 di Parigi, il 26 novembre, Galletti ha preferito sorvolare.”

L’articolo originale si trova qui: Articolo su Linkiesta.it.