Rivoluzione elettrica/3: distribuzione e infrastrutture. Un Paese di avanguardia o di retroguardia?

supercharger

Provando a semplificare, diamo una schematizzazione dell’emergente “rivoluzione elettrica” declinandola su quattro dimensioni “tecniche” che riportiamo qui di seguito:

  1. produzione (rinnovabili, tra cui il fotovoltaico),
  2. accumulo (batterie al litio),
  3. distribuzione (smart grid, ovvero reti intelligenti),
  4. erogazione (motori elettrici ed elettromobilità).

Grazie alla recente accelerazione dei progressi tecnici di ciascuna di esse, si sta intravvedendo finalmente un percorso per affrancare l’umanità dall’ormai obsoleta (e soprattutto, dannosa) economia dei combustibili liquidi fossili, petrolio e suoi derivati.

In questa terza puntata, affrontiamo la questione della distribuzione. Intanto volgendo lo sguardo alle colonnine di ricarica elettriche.

Con l’occasione, rileviamo l’apprezzamento dell’ex presidente del consiglio per le nuove opportunità dell’auto elettrica e della green economy, con cui è entrato a contatto incontrando Elon Musk, il proprietario di Tesla. Registriamo inoltre l’interesse del governatore del Veneto per il nuovo modello di mobilità, in occasione dell’apertura del nuovo supercharger Tesla a Occhiobello (Rovigo). Fa piacere registrare il cambio di rotta su temi di così significativa importanza per l’evoluzione sostenibile della mobilità nazionale e regionale. Spiace però dover notare che tali apprezzamenti non siano stati preceduti da interventi sostanziali nel perseguire le innovazioni cui a parole si dice di voler dare seguito.

Ed ora affrontiamo la questione infrastrutture di distribuzione. Come ha infatti osservato la Corte dei Conti, a causa di un corto circuito burocratico-amministrativo tra Stato e Regioni, nessun impianto pubblico di ricarica elettrica è ancora stato costruito nel nostro Paese, nonostante i 50 milioni disponibili, relativi  ad un processo iniziato nel 2009 e ancora lontano dalla fase realizzativa (cfr. l’articoloAuto elettrica, fallimento italiano. La Corte dei conti: su 50 milioni disponibili, spesi solo 6286 euro”). Non vi è stato pertanto nessuno “scatto in avanti” per attivare le nuove infrastrutture di ricarica pubbliche per le automobili “all electric”, né a livello nazionale, né a livello regionale: si è infatti ancora ben lontani dalla loro attivazione.

Non solo. Nonostante gli annunci che circolavano lo scorso maggio, non abbiamo neppure visto un piano di incentivi alle auto elettriche ed ibride simile a quello, molto coraggioso, della Germania. Non solo: il decreto ex DAFI di dicembre 2016, proroga e riduce gli obblighi (si passa da richiedere l’”installazione” alla “predisposizione” delle colonnine di ricarica nei parcheggi della aree commerciali), invece che accelerare sull’elettrico. In sintesi: la diffusione di infrastrutture di ricarica elettrica pubbliche si è inceppata in un corto circuito burocratico e nonostante i 50 milioni di euro allocati dopo tanti anni ancora non si è arrivati alla fase realizzativa. Gli incentivi alle auto elettriche invece non sono neppure partiti.

Su un altro piano, la ridotta sorveglianza degli enti locali (regione, città metropolitane, province e comuni) su aggiornamento ed applicazione dei regolamenti edilizi, che secondo una legge in vigore dal 2014 prevedeva l’obbligo per le grandi aree commerciali di istallare colonnine di ricarica nel 5% dei parcheggi disponibili, ha reso le colonnine private di ricarica una rarità per i pochi e coraggiosi automobilisti “elettrici”. E nel frattempo il governo si è affrettato tramite il già citato decreto ex DAFI a depotenziare la legge con proroghe, deroghe e riformulazioni.

In conclusione, sarebbe quindi preferibile da parte degli amministratori un impegno più deciso per favorire lo sviluppo di un’infrastruttura di ricarica elettrica sia pubblica che privata ad ampia diffusione ed a maglia stretta. Ricordiamo inoltre che le infrastrutture Tesla sono proprietarie e fuori standard, mentre l’impegno dovrebbe essere posto su infrastrutture multistandard. Meglio non doversi accorgere (dopo … ), dell’emergere di standard industriali come quelli della Tesla per non essersi impegnati (prima!) per predisporre nel nostro Paese una rete di infrastrutture di ricarica standard all’altezza delle esigenze di riduzione dell’inquinamento e della capacità in termini di innovazione. In particolare in Veneto che, sotto la morsa dello smog, ha la necessità di muoversi prima delle altre regioni europee per modificare i modelli di mobilità, per ridurre l’inquinamento in maniera strutturale, non certo dopo. Generando anche, se ci si muove per tempo, significative opportunità di sviluppo per le imprese più avanzate.