La ILNOR e l’identità del Nordest produttivo

[aggiornamento a marzo 2019 – sono passati due anni: “In quella fabbrica di laminati, che dava lavoro e stipendi a oltre 100 famiglie del territorio, arriva qualche lavoratore in Naspi, assieme ad altri che hanno trovato lavoro da altre parti, più qualcuno sul punto di andare in pensione […] È come se volessero rivederla in azione quella fabbrica abbandonata a se stessa, sentirne il rumore dei macchinari accesi, del via vai degli operai. Solo ricordi. Per uno stabilimento che assomiglia sempre di più, col passare del tempo, a un vecchio reperto di archeologia industriale“, cfr. link]

[aggiornamento al 2 febbraio 2018: ad oggi sono rimasti circa cinquanta lavoratori, con un’età media di 50 anni, la cassa integrazione straordinaria è garantita fino al 2 luglio. La Regione Veneto quale supporto ai processi di ricollocamento ha annunciato lo stanziamento di 20 milioni di euro del Fondo Sociale Europeo (FSE)]

Ricordiamo il paradosso: un’azienda con i bilanci in ordine che produce utili, con impianti da poco rinnovati e tecnologie innovative, con maestranze esperte, una consolidata cultura della qualità dei processi (certificazioni) e dei prodotti (una qualità riconosciuta nel mercato) viene acquisita e, di punto in bianco, le produzioni vengono fermate, alcuni macchinari vengono spostati in altri impianti e viene tolto il lavoro agli addetti attivi a Scorzè.

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