Dove sono le strategie per affrontare l’emergenza cronica dell’inquinamento?

Come già in gennaio, anche in febbraio i livelli di inquinamento da polveri sottili hanno raggiunto livelli insostenibili: le concentrazioni registrate in questi giorni sia nella rete Arpav che nella rete indipendente del Forum dell’Aria per le PM10 si misurano ormai nelle diverse centinaia di µg/m3, con valori ben più elevati delle soglie medie suggerite dalle organizzazioni internazionali per garantire la sicurezza dei cittadini (max 50 µg/m3 di media giornaliera).

Medie giornaliere di PM10 rilevati dalle centraline Arpav di Venezia.

Questo mese non c’è la “scusa” dei roghi della befana, ma i livelli sono altissimi comunque (vedi grafico Arpav, picco a Marghera con 150 di media giornaliera il 21/2). Il clima influisce (l’inversione termica), ma la causa sono le tante fonti emissive della nostra area. Non ci abbiamo lavorato abbastanza.

Densità di inquinanti a questo livello sono molto, molto pericolose.

Sono ben note le considerazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sul danno che provocano elevate densità di PM10 & PM2,5 all’uomo, in grado di penetrare in profondità nelle vie respiratorie e di entrare nel circolo sanguigno, causando impatti sul sistema cardiovascolare, cerebrovascolare e respiratorio, nonché conclamato fattore cancerogeno per i polmoni.

L’OMS attribuisce all’inquinamento dell’aria oltre il 40% degli impatti in termini di patologie croniche ostruttive ai polmoni, quasi il 30% del cancro ai polmoni, il 25% degli attacchi ischemici al cuore, il 24% della mortalità da infarto. L’esposizione sia a breve che a lungo termine all’inquinamento dell’aria può ridurre la funzionalità respiratoria, aggravare l’asma, favorire infezioni respiratorie. Studi epidemiologici hanno inoltre dimostrato come incrementi nella concentrazione delle polveri sottili a breve ed a lungo termine si traducano linearmente in corrispondenti maggiori incidenze delle patologie e degli effetti (ricoveri ospedalieri, cronicità, mortalità).

Il grave inquinamento da NO2 nell’area padano/veneta com’è stato rilevato dal satellite Sentinel-5P il giorno 21 febbraio 2019.

L’aspetto che ci lascia esterrefatti è l’assoluta assenza di pianificazione da parte delle Amministrazioni. Per i sindaci è più una seccatura, un problema da liquidare velocemente in attesa che il clima cambi. Esattamente l’opposto di quanto ci aspetteremmo, in relazione all’importanza della questione. Mobilità, politica energetica, scelte urbanistiche, misure preventive ex-ante (tipo … facciamo in modo che non accada anche quest’anno?), misure emergenziali ex-post (banalmente: laviamo le strade? proteggiamo i bambini?): che direzione vogliamo dare? E la programmazione regionale come si sta muovendo? Quali scenari sono disegnati? L’anno prossimo ci ritroviamo daccapo? Si tratta di emissioni causate dall’uomo! Non è un fenomeno naturale! E’ nostra la responsabilità e noi dobbiamo decidere come. La Regione non è solo un’agenzia di spesa. E’ suo compito dare un solido indirizzo (e risorse adeguate) per compiti che un singolo comune non può affrontare da solo, per cambiamenti infrastrutturali di grande portata.

Ci potremmo anche semplicemente aspettare che venga consolidata ed ampliata una rete di rilevamento più puntuale, con maggiore frequenza, che misuri più parametri (ad esempio le PM2,5, oltre che le PM10, in tutti i territori). E invece? Invece, al netto di piccole variazioni, da almeno 15 anni abbiamo praticamente sempre la stessa rete di rilevamento. Nonostante le straordinarie evoluzioni tecnologiche. Tanto che per supplire a questa mancanza, come Forum dell’Aria abbiamo attivato una rete indipendente, gestita (e coperta nei costi) dai cittadini. Qual è il problema per la Regione? I costi? Ma ci rendiamo conto di quanto costino i danni alla salute? Alcune stime dell’Agenzia Europea dell’Ambiente parlano del 5% del PIL … 90-100 miliardi di euro!!! E invece qui, nell’area tra le più inquinate al mondo, misuriamo con il contagocce la spesa per le infrastrutture di misura dell’Arpav? Ma che senso ha?

Dovremmo cogliere l’opportunità per andare verso un cambiamento strutturale: energie rinnovabili senza combustioni, gestione intelligente dei flussi energetici, mobilità a basso impatto ambientale sia delle persone che delle merci, nuove infrastrutture di elettricità per la mobilità, sensori, innovazioni. Il Veneto, la Pianura Padana, magari con davanti la “bandiera” di Venezia: pensiamo di che bel messaggio potrebbe essere portatrice la nostra straordinaria città! Un nuovo rinascimento in cui l’uomo comprende i suoi errori e attua nuove politiche di gestione di mobilità, energia e residenzialità con una coraggiosa strategia che unisce rispetto dell’ambiente, tutela della salute e tanta, tantissima innovazione. Ne trarremmo tutti un grande vantaggio. Nel respirare aria pulita, ne creare nuove opportunità di sviluppo, nel disegnare un nuovo territorio finalmente a misura delle persone. E così potremmo magari anche far ripartire, con alcune buone e sane motivazioni, la nostra asfittica crescita del PIL (siamo ultimi in Europa), grazie a nuove tecnologie, nuovi servizi a basso impatto, nuovi sistemi intelligenti, disegnati per farci vivere meglio. L’accordo delle regioni del bacino padano in questo senso va visto non come un problema, ma come una grande opportunità per disegnare insieme un nuovo modello di sviluppo, coerente e adatto ad un’area con particolarissime condizioni geomorfologiche che non consentono un adeguato ricircolo dell’aria e degli inquinanti contenuti.

Questo è quello che ci immaginiamo. Poi però osserviamo … Con la municipalizzata, rinnoviamo il parco bus. Con i diesel? Ancora? Ma no! Non dovevano essere tutti a metano? Dov’è un piano per le consegne nell’area urbana della terraferma con mezzi sostenibili, furgoni elettrici, ibridi o a metano? Ci sono numerosi esempi in altre città! Ne abbiamo preso qualcuno ad esempio? No …

Le concentrazioni di PM10 rilevate nel mese di gennaio 2019 (elaborazione su dati Arpav).

E i vaporetti, che dalle emissioni nere sembrano ancora le locomotive dell’800 … un piano per nuove motorizzazioni meno inquinanti dov’è? E per il rinnovamento delle motorizzazioni acquee private e commerciali? Delle navi, ne parliamo? A seconda della metrica scelta per l’impatto (NOx o PM10) una grande nave commerciale o da crociera equivale a decine di migliaia se non a milioni di automobili … rendiamo più restrittivi i vincoli sui combustibili utilizzati? Verifichiamo la reale applicazione degli accordi? (le esperienze non sono state così positive finora …) per il controllo del combustibile utilizzato? Andiamo verso nuovi motori con nuovi combustibili a basso impatto?

Fonte: Vela Veneta

E del carbone, ne parliamo? Energia dal carbone, nel 2019, ancora??? Cosa produce una centrale a carbone? Polveri, inquinanti, ceneri e tanta, tantissima CO2 che questa sì non è immediatamente dannosa ma ci “cuoce” lentamente come una rana in pentola – siamo a 412 parti per milione, in rapida crescita – il target di 1,5 gradi di aumento di temperatura media mondiale (2 nell’emisfero nord) è già praticamente sfumato. E chi rischia di più? Le aree costiere, Venezia … Ah ma dimenticavo, l’amministrazione non ha tempo, guarda all’oggi, non al domani.

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