Il Cambiamento Climatico in 11 passaggi

Milioni di giovani si sono mobilitati questo mese chiedendo a noi adulti di fare qualcosa per contrastare il cambiamento climatico. Un primo passaggio è, almeno, aver chiara la situazione complessiva. L’effetto serra, i dati attuali sulle concentrazioni di CO2 in atmosfera, il ritmo di crescita, l’attuale anomalia di temperatura ed i prossimi scenari di incremento, Artico ed Antartide, ritmo di scioglimento dei ghiacci, incremento del livello del mare, conseguenze sugli ecosistemi, come intervenire sulle emissioni. In questo lungo post, cercheremo di sintetizzare tutti questi punti. Senza dimenticare gli impatti previsti sulle aree costiere ed in particolare su Venezia.

Clima/0. Scioperi per il clima.

Venerdi 15 marzo 2019, sollecitati da una ragazzina svedese molto determinata, più di un milione e mezzo di ragazzi hanno manifestato in oltre duemila città in oltre cento nazioni in tutti i continenti per chiedere immediate incisive azioni per fermare il riscaldamento climatico (global warming) che stiamo irresponsabilmente causando con le massicce emissioni di gas serra, principalmente CO2.

Visto che il compito di noi adulti è quello di analizzare, comprendere, confrontarci e quindi agire sulla base di dati razionali proviamo intanto, in alcuni dei prossimi post, ad evidenziare alcuni dei segnali di allarme che emergono dai dati rilevati.

Clima/1. Effetto serraCO2 in atmosfera.

La CO2 (anidride carbonica) viene prodotta in grande quantità dalla combustione di combustibili fossili (carbone, petrolio, gas). Si tratta di un gas praticamente inerte. Il problema è che questo gas assorbe i raggi infrarossi (il calore emesso dalla superficie terrestre) producendo una sorta di effetto serra planetario.

L’effetto serra planetario indotto dai gas climalteranti come la CO2 (fonte: nps.gov)

La concentrazione di CO2 si misura in parti per milione (ppm). Il livello raggiunto, pari a 411,8 ppm, è il record da due milioni di anni a questa parte. Non bastasse ciò, la crescita non è ormai più lineare, ma accelerata.

L’aumento planetario di CO2 registrato all’Osservatorio di Mauna Loa

Da qualche anno si sale di 10ppm in meno di tre anni (cfr. link):

Confirmed: Atmospheric CO2, measured at Mauna Loa, hit 411.8 ppm last month, already beating last year’s record (411.2 ppm, May), and probably the highest in 2 million years too. +3.4 ppm higher than last year, and that’s a lot. Overall trend: speeding in the wrong direction

Years it took us to drive up CO2 by 10 ppm:
320 → 330: 12
330 → 340: 8
340 → 350: 6
350 → 360: 7
360 → 370: 6
370 → 380: 5
380 → 390: 5
390 → 400: 5
400 → 410: 4
That’s making the climate crisis worse faster.

Il livelli attuali di CO2 non si erano registrati sul pianeta da almeno 20 milioni di anni

Clima/2. Global Warming.

Il brusco (anomalo) riscaldamento climatico di questi decenni, come è stato confermato dall’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), è di origine antropica e specificamente è causato dalla massiccia immissione di gas serra (principalmente la CO2).
L’incremento di temperatura (“temperature anomaly”, media mondiale) rispetto ai livelli preindustriali
Le rilevazioni globali di temperatura sono possibili con le nuove tecnologie grazie all’estesa rete di satelliti e relativi strumenti di misura a bordo. La Nasa ha da poco pubblicato i dati 2018 e sono molto preoccupanti, come risulta dal grafico. L’anomala crescita di 1,5 gradi è ormai prossima e, come è stato chiarito nel rapporto dell’IPCC, sarà molto difficile non andare oltre con conseguenze la cui portata dobbiamo ancora comprendere appieno.
 
(fonte: NASA; cfr anche rahmstorf su twitter)

Clima/3. Artico.

Le temperature non salgono uniformemente: le rilevazioni evidenziano un incremento di temperatura dell’Artico doppia o tripla rispetto alla media mondiale.
Conseguenze:
  1. scioglimento dei ghiacci artici,
  2. aumento del livello del mare,
  3. fuoriuscita del gas #metano (potentissimo gas climalterante, 25 volte più della CO2) #intrappolato nel ghiaccio
  4. ulteriore aumento della temperatura e via di nuovo con un effetto a catena #incontrollabile

(cfr. link).

“Sharp and potentially devastating temperature rises of 3C to 5C in the Arctic are now inevitable even if the world succeeds in cutting greenhouse gas emissions […] there could be further rises to between 5C and 9C […] would result in rapidly melting ice and permafrost, leading to sea level rises and potentially to even more destructive levels of warming. Scientists fear Arctic heating could trigger a climate “tipping point” as melting permafrost releases the powerful greenhouse gas methane into the atmosphere, which in turn could create a runaway warming effect”

Clima/4. Scioglimento dei ghiacciai.

Ad un ritmo medio di 14mila tonnellate al secondo in accelerazione (15 anni fa era di 5mila) il ghiaccioartico ed antartico si sta sciogliendo – oltre 8 trilioni di tonnellate di ghiaccio si sono trasformate in acqua dal 1971, corrispondenti a 23 mm di incremento del livello del mare. In aumento.

Clima/5. Aumento del livello del mare.

Lo scioglimento dei ghiacci nell’Artico e soprattutto in #Antartide ha un immediato impatto sull’aumento del livello del mare.
La frantumazione del grande ghiacciaio Thwaites (ora in movimento accelerato verso l’oceano) porterebbe in pochi decenni il mare a salire di 3,5 metri. Stante l’enorme quantità d’acqua conservata, i ghiacci dell’Antartide se sciolti completamente indurrebbero un aumento di 60 metri del livello del mare.
Come leggiamo su questo articolo di Focus, 
“Tra il 1979 e il 1990, l’Antartide ha perso in media 40 gigatonnellate (40 miliardi di tonnellate) di massa di ghiaccio all’anno. Dal 2009 al 2017, la perdita è stata di circa 252 gigatonnellate all’anno [oltre 6 volte !!!]. Negli ultimi due decenni la rapidità della fusione è drammaticamente aumentata: se dal 1979 al 2001 si sono sciolte in media 48 gigatonnelate di ghiaccio all’anno per ogni decennio, dal 2001 al 2017 questo valore è cresciuto del 280%
 

Clima/6. Non c’è un “pianeta B” ad oggi disponibile.

Precisiamo meglio. Ci sono:
1) alcuni interessanti pianeti e satelliti nel nostro sistema solare come
Marte, un deserto senza aria in cui si spera di trovare un po’ di ghiaccio sotterraneo che potrebbe consentire le prime colonie umane,
Venere, un inferno caldissimo e pieno di acidi in un’atmosfera densissima che distrugge ogni cosa sulla superficie si potrebbe colonizzare con le mongolfiere,
Titano, Encelado ed Europa, buie e fredde lune dei giganti gassosi che sembrerebbero avere però grandi quantità di acqua liquida al loro interno (“ocean-moons”) e qualche fonte di calore di origine mareale, potenzialmente interessante per delle colonie sotterranee.
Ma nessuno di questi mondi è e sarà in grado di ospitare l’uomo se non tra molti anni e per un numero limitato di persone.
2) abbiamo ad oggi identificato oltre 4mila esopianeti che orbitano intorno ad alcune delle stelle vicine, tra cui alcuni (pochi) nel giusto range di distanza dalla propria stella per sperare in temperature miti, nonché rocciosi e di dimensione non troppo piccola e non troppo grande.
Si tratta però di mondi a decine o centinaia di anni luce di distanza. E come ci arriviamo lì con le attuali tecnologie???
Morale: proteggiamo la Terra, la nostra casa, non c’è alcun pianeta “B” su cui fare affidamento a breve nel caso in cui si vada a compromettere l’equilibrio del nostro pianeta natale

Clima/7. Le nuvole … e l’accelerazione del fenomeno

Uno studio appena pubblicato su Nature indica che la riduzione della quantità di nuvole potrebbe avere un ruolo di forte accelerazione sugli effetti del riscaldamento climatico. Leggiamo su Focus:
“I bassi banchi di nubi al largo delle coste subtropicali sono uno dei sistemi di raffreddamento più efficaci del Pianeta […] una concentrazione di CO2 pari a circa tre volte quella attuale potrebbe “romperle” in formazioni più piccole e meno schermanti, un fenomeno che, da solo, potrebbe aggiungere un incremento di 8 gradi °C al riscaldamento globale già dovuto all’effetto serra […] sommati ai +4 gradi °C di global warming imputabili alla CO2 soltanto, porterebbero la Terra in una condizione simile a quella sperimentata 56 milioni di anni fa nell’evento di global warming più intenso dall’estinzione dei dinosauri [… il trend attuale … ] 1200 ppm, entro il 2100″

Clima/8. Il Rapporto IPCC sul riscaldamento climatico

Cosa dice il Rapporto IPCC? In sintesi:
1) abbiamo già raggiunto +1.0°C di temperatura in più rispetto al periodo preindustriale;
2) senza interventi correttivi, al ritmo attuale di +0,2°C/decennio, raggiungeremo +1.5°C tra il 2030 ed il 2050 per poi andare verso i +2,0°C;
3) già oltre +0,5°C la frequenza di eventi estremi aumenta di molto. Ancora di più per +1.0°C o +1.5°C;
4) è dimostrato che oltre +1.5°C gli effetti climatici divengono molto più intensi;
5) gli incrementi locali di temperatura (nell’emisfero nord, nell’Artico, in Antartide) sono più elevati anche di diversi multipli (2-3 volte) con effetti drammatici sulla stabilità di alcune aree;
6) inondazioni, cicloni, piogge intense sono molto più probabili per +2,0°C;
7) il livello del mare è in diretta correlazione con il riscaldamento climatico, ed ogni 10 cm di incremento si traduce in 10 milioni di persone esposte ai rischi;
8 ) percentuali che oscillano tra il 4% ed il 16% delle specie vegetali ed animali esistenti andrebbero verso l’estinzione in relazione con incrementi di temperatura a +1,5 o a +2,0°C;
9) sono stimate un insieme di conseguenze molto gravi sulla sicurezza alimentare, sulla disponibilità di acqua, sulla salute della popolazione mondiale e sull’economia;
10) al ritmo di oltre 40 GtCO2 (gigatonnellate ovvero miliardi di tonnellate di CO2) all’anno, stiamo rapidamente consumando il residuo budget di circa 500 GtCO2 disponibile per non superare il livello di +1,5C.

Clima/9. Conclusioni.

Contenere il riscaldamento globale a 1,5 gradi è un’impresa titanica, tecnicamente possibile ma che per avere successo richiederà uno straordinario impegno ed una grande riduzione delle #emissioni di CO2: secondo diversi esperti sarà probabilmente necessario avere emissioni negative, ovvero dovremo rimuovere la CO2 immessa negli anni precedenti.
Per capirne l’entità richiesta, è sufficiente guardare la brusca variazione della pendenza della curva di siamo chiamati ad indurre con le azioni da mettere in atto nei prossimi anni.
Quali popolazioni dovrebbero essere più sensibili e attive sul tema? Ad esempio quelle che vivono in aree costiere dal fragile equilibrio ed in aree pesantemente inquinate. Come gli abitanti di Venezia e del Veneto.

Clima/10. Il caso di Venezia ed entroterra.

A Venezia il livello del mare sale per due cause:
(a) la subsidenza, cioè lo sprofondamento del suolo per cause naturali e antropiche (cfr. emungimenti a Marghera), +12 cm dal 1950 al 1970;
(b) l’eustatismo, legato alle variazioni climatiche globali, +9 cm dal 1900 agli anni ’70 e poi +5 cm dal 1970 ad oggi.
L’acqua alta è diretta conseguenza della somma dei due fenomeni ed ha raggiunto un picco di +40cm dal preindustriale (fine 1800) nel 2010.
Per il 2100 si prevedono incrementi tra +50 e +100 cm di eustatismo, potenzialmente raddoppiabili (quindi tra +1 e +2 #metri!!!) sommando gli effetti della subsidenza.
Con conseguenze facilmente immaginabili per l’abitabilità della città e aree limitrofe.
Per i grafici storici sulle maree: https://www.comune.venezia.it/it/content/variazioni-livello-medio-mare
 
Per le mappe al 2100: http://www.nationalgeographic.it/ambiente/clima/2017/01/17/news/livello_del_mare_italia_2100-3386497/

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