Innovazione e crescita

Come l’innovazione tecnologica può ridare spinta alla crescita del nostro Paese: dal digitale, al cloud computing & big data, verso industria 4.0, smart cities, realtà aumentata, intelligenza artificiale e oltre

Il nostro Paese sta attraversando una congiuntura complessa per quanto riguarda competitività e sviluppo. Tra gli aspetti da considerare, citiamo i più rilevanti:

1. La globalizzazione e la sua insostenibile spinta alla riduzione dei costi (con connessa pressione sulle attività lavorative con minori contenuti professionali), la correlata deflazione (in particolare nell’Eurozona!) ed una competitività senza sconti tra aree mondiali e tra Paesi all’interno di queste aree (come nella nostra Europa).

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Scienza, Tecnologia e Innovazione a Venezia: i precedenti e le prospettive attuali

L’evoluzione tecnologica appare l’unico percorso adatto per un Paese avanzato come il nostro ed in generale per l’intera Europa, nel solco dei modelli di innovazione che si stanno delineando a livello internazionale che proviamo ad elencare qui di seguito:

  • un consolidamento delle tecnologie mobili che fanno riferimento agli smartphone, del cloud computing (che usiamo “implicitamente”) e del big data;
  • le smart cities in ambito urbano – energia, trasporti locali e servizi pubblici;
  • l’industria 4.0 in ambito produttivo, che si affianca al modello a scala più ridotta degli artigiani digitali delle stampanti 3D e della manifattura additiva; l’internet delle cose, Internet of Things (IoT) che sta rivoluzionando tra le altre la logistica;
  • la fintech in tema di innovazione finanziaria, comparto già digitale al 100% che sta ora approcciando modelli distribuiti come la blockchain e considerando le criptovalute elettroniche come il bitcoin;
  • la realtà virtuale (virtual reality, VR), che dopo qualche passo falso in fase immatura ora sta dimostrando le sue potenzialità e la “cugina” realtà aumentata (augmented reality, AR);
  • l’intelligenza artificiale (AI) e la visione artificiale; visione artificiale e AI stanno già producendo i loro effetti generando sistemi in grado di interagire con il mondo reale in piena autonomia, tra i quali le auto a guida autonoma, i droni, la robotica.

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La ILNOR e l’identità del Nordest produttivo

[aggiornamento a marzo 2019 – sono passati due anni: “In quella fabbrica di laminati, che dava lavoro e stipendi a oltre 100 famiglie del territorio, arriva qualche lavoratore in Naspi, assieme ad altri che hanno trovato lavoro da altre parti, più qualcuno sul punto di andare in pensione […] È come se volessero rivederla in azione quella fabbrica abbandonata a se stessa, sentirne il rumore dei macchinari accesi, del via vai degli operai. Solo ricordi. Per uno stabilimento che assomiglia sempre di più, col passare del tempo, a un vecchio reperto di archeologia industriale“, cfr. link]

[aggiornamento al 2 febbraio 2018: ad oggi sono rimasti circa cinquanta lavoratori, con un’età media di 50 anni, la cassa integrazione straordinaria è garantita fino al 2 luglio. La Regione Veneto quale supporto ai processi di ricollocamento ha annunciato lo stanziamento di 20 milioni di euro del Fondo Sociale Europeo (FSE)]

Ricordiamo il paradosso: un’azienda con i bilanci in ordine che produce utili, con impianti da poco rinnovati e tecnologie innovative, con maestranze esperte, una consolidata cultura della qualità dei processi (certificazioni) e dei prodotti (una qualità riconosciuta nel mercato) viene acquisita e, di punto in bianco, le produzioni vengono fermate, alcuni macchinari vengono spostati in altri impianti e viene tolto il lavoro agli addetti attivi a Scorzè.

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Rivoluzione elettrica/3: distribuzione e infrastrutture. Un Paese di avanguardia o di retroguardia?

supercharger

Provando a semplificare, diamo una schematizzazione dell’emergente “rivoluzione elettrica” declinandola su quattro dimensioni “tecniche” che riportiamo qui di seguito:

  1. produzione (rinnovabili, tra cui il fotovoltaico),
  2. accumulo (batterie al litio),
  3. distribuzione (smart grid, ovvero reti intelligenti),
  4. erogazione (motori elettrici ed elettromobilità).

Grazie alla recente accelerazione dei progressi tecnici di ciascuna di esse, si sta intravvedendo finalmente un percorso per affrancare l’umanità dall’ormai obsoleta (e soprattutto, dannosa) economia dei combustibili liquidi fossili, petrolio e suoi derivati.

In questa terza puntata, affrontiamo la questione della distribuzione. Intanto volgendo lo sguardo alle colonnine di ricarica elettriche.

Con l’occasione, rileviamo l’apprezzamento dell’ex presidente del consiglio per le nuove opportunità dell’auto elettrica e della green economy, con cui è entrato a contatto incontrando Elon Musk, il proprietario di Tesla. Registriamo inoltre l’interesse del governatore del Veneto per il nuovo modello di mobilità, in occasione dell’apertura del nuovo supercharger Tesla a Occhiobello (Rovigo). Fa piacere registrare il cambio di rotta su temi di così significativa importanza per l’evoluzione sostenibile della mobilità nazionale e regionale. Spiace però dover notare che tali apprezzamenti non siano stati preceduti da interventi sostanziali nel perseguire le innovazioni cui a parole si dice di voler dare seguito.

Ed ora affrontiamo la questione infrastrutture di distribuzione. Come ha infatti osservato la Corte dei Conti, a causa di un corto circuito burocratico-amministrativo tra Stato e Regioni, nessun impianto pubblico di ricarica elettrica è ancora stato costruito nel nostro Paese, nonostante i 50 milioni disponibili, relativi  ad un processo iniziato nel 2009 e ancora lontano dalla fase realizzativa (cfr. l’articoloAuto elettrica, fallimento italiano. La Corte dei conti: su 50 milioni disponibili, spesi solo 6286 euro”). Non vi è stato pertanto nessuno “scatto in avanti” per attivare le nuove infrastrutture di ricarica pubbliche per le automobili “all electric”, né a livello nazionale, né a livello regionale: si è infatti ancora ben lontani dalla loro attivazione.

Non solo. Nonostante gli annunci che circolavano lo scorso maggio, non abbiamo neppure visto un piano di incentivi alle auto elettriche ed ibride simile a quello, molto coraggioso, della Germania. Non solo: il decreto ex DAFI di dicembre 2016, proroga e riduce gli obblighi (si passa da richiedere l’”installazione” alla “predisposizione” delle colonnine di ricarica nei parcheggi della aree commerciali), invece che accelerare sull’elettrico. In sintesi: la diffusione di infrastrutture di ricarica elettrica pubbliche si è inceppata in un corto circuito burocratico e nonostante i 50 milioni di euro allocati dopo tanti anni ancora non si è arrivati alla fase realizzativa. Gli incentivi alle auto elettriche invece non sono neppure partiti.

Su un altro piano, la ridotta sorveglianza degli enti locali (regione, città metropolitane, province e comuni) su aggiornamento ed applicazione dei regolamenti edilizi, che secondo una legge in vigore dal 2014 prevedeva l’obbligo per le grandi aree commerciali di istallare colonnine di ricarica nel 5% dei parcheggi disponibili, ha reso le colonnine private di ricarica una rarità per i pochi e coraggiosi automobilisti “elettrici”. E nel frattempo il governo si è affrettato tramite il già citato decreto ex DAFI a depotenziare la legge con proroghe, deroghe e riformulazioni.

In conclusione, sarebbe quindi preferibile da parte degli amministratori un impegno più deciso per favorire lo sviluppo di un’infrastruttura di ricarica elettrica sia pubblica che privata ad ampia diffusione ed a maglia stretta. Ricordiamo inoltre che le infrastrutture Tesla sono proprietarie e fuori standard, mentre l’impegno dovrebbe essere posto su infrastrutture multistandard. Meglio non doversi accorgere (dopo … ), dell’emergere di standard industriali come quelli della Tesla per non essersi impegnati (prima!) per predisporre nel nostro Paese una rete di infrastrutture di ricarica standard all’altezza delle esigenze di riduzione dell’inquinamento e della capacità in termini di innovazione. In particolare in Veneto che, sotto la morsa dello smog, ha la necessità di muoversi prima delle altre regioni europee per modificare i modelli di mobilità, per ridurre l’inquinamento in maniera strutturale, non certo dopo. Generando anche, se ci si muove per tempo, significative opportunità di sviluppo per le imprese più avanzate.