Dove sono le strategie per affrontare l’emergenza cronica dell’inquinamento?

Come già in gennaio, anche in febbraio i livelli di inquinamento da polveri sottili hanno raggiunto livelli insostenibili: le concentrazioni registrate in questi giorni sia nella rete Arpav che nella rete indipendente del Forum dell’Aria per le PM10 si misurano ormai nelle diverse centinaia di µg/m3, con valori ben più elevati delle soglie medie suggerite dalle organizzazioni internazionali per garantire la sicurezza dei cittadini (max 50 µg/m3 di media giornaliera).

Medie giornaliere di PM10 rilevati dalle centraline Arpav di Venezia.

Questo mese non c’è la “scusa” dei roghi della befana, ma i livelli sono altissimi comunque (vedi grafico Arpav, picco a Marghera con 150 di media giornaliera il 21/2). Il clima influisce (l’inversione termica), ma la causa sono le tante fonti emissive della nostra area. Non ci abbiamo lavorato abbastanza.

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Reti indipendenti di rilevamento dei cittadini per le smart city di nuova edizione

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La smart city rappresenta un ideale moderno di città intelligente e interattiva che affianca l’innovazione digitale alla sostenibilità ambientale, con diversi processi di attuazione (e finanziamenti!) avviati in sede europea, nazionale e regionale, tanto che in diverse città venete abbiamo alcune deleghe assessorali con questa denominazione e sono sempre più frequenti nuovi servizi digitali che derivano da tale matrice iniziale.

L’idea originaria prevedeva di governare l’innovazione digitale nelle città con un processo “dall’alto in basso”, dove enti locali, supportati da finanziamenti dedicati, inserivano elementi “digitali” come sensori, rilevatori e misuratori nelle città “analogiche” nell’intento di portare intelligenza e quindi capacità decisionale di reazione (se non di auto-reazione) nelle città in relazione agli stimoli raccolti. Il processo ha avuto però un successo ancora incompleto – pagamenti, parcheggi, noleggi e biglietti dei bus sono ambiti nei quali vi sono state delle evoluzioni significative, ma ad esempio sul tema sensori ambientali si è un po’ rimasti indietro. Nel frattempo i teorici sono arrivati alla smart city versione “3.0” (e oltre, con “Industria 4.0”) e si è capito che il processo deve essere “guidato dai cittadini” per poter avere successo. Ebbene, il processo messo in atto dal Forum dell’Aria è proprio di questo tipo.

Il Forum dell’Aria, un coordinamento di associazioni locali venete che hanno a cuore l’ambiente, ha ad oggi operative nel veneziano ben dieci centraline indipendenti di misurazione “in linea” sia per le PM10 che per le PM2,5, ospitate per conto delle associazioni da privati cittadini ed accessibili via web tramite il sito predisposto dal circuito fiorentino di associazioni Che Aria Tira.

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Fusione nucleare a Marghera? Cerchiamo di capire

[aggiornamenti: 4/4/2018, esito finale della scelta – la proposta di Marghera non è stata selezionata come vincente; 1/4/2018, studio comparativo del Comune di Venezia delle otto proposte di accoglimento del DTT; 13/03/2018, progetto americano MIT/ENI SPARC per un reattore “piccolo“, cfr. punto (18); visita dell’Amministrazione Comunale al sito di Porto Marghera, cfr. punto (17); 01/02/2018, chiusura del bando ed elenco 9 Regioni candidate, cfr. punto (16); 25/01/2018, delibera comunale x candidatura Porto Marghera, cfr. punto (15)]

In merito alla questione apparsa sui giornali il 17 gennaio 2018 in relazione ad un possibile insediamento di un laboratorio di sperimentazione per la fusione nucleare a Marghera, [NB: il bando nazionale si è chiuso il 31 gennaio 2018, il risultato finale è stato reso noto il 4 aprile 2018], ecco alcune considerazioni che potrebbero aiutare nella comprensione.

NB: chiedo agli amici più esperti di segnalarmi (e perdonarmi!!!) le eventuali inesattezze. Grazie! Anthony

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Marghera perde i suoi parchi urbani. Ma non certo i suoi rifiuti tossici!

 

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Rendering dei parchi lineari previsti nell’Accordo “Moranzani”, che non verranno realizzati

Come si leggeva su questo articolo del 2010:

L’accordo di programma Moranzani del 2008, prevede lo stoccaggio definitivo – previo trattamento di oltre 2 milioni di metri cubi di fanghi «oltre C» scavati dai canali industriali – nell’area Moranzani, a ridosso dell’abitato di Malcontenta. Tra le opere di «compensazione» alla popolazione e al territorio che ospiterà i fanghi, è previsto l’interramento di quattro elettrodotti da 220/380 Kw di Terna e l’elettrodotto da 132 Kw di Enel-Trasmissione, oltre allo spostamento del deposito di carburanti ed oli combustibili della San Marco Petroli. Il tutto per far posto al parco urbano di 200 ettari e alla cintura verde con piste ciclabili tra punta Fusina e Villabona. In attesa dell’interramento degli elettrodotti e di poter utilizzare l’area Moranzani, è stato allestito nell’area dei «23 ettari», un sito di stoccaggio provvisorio di 200.000 metri cubi.

L’Accordo di Programma era stato celebrato alla presenza delle Istituzioni competenti coinvolgendo i cittadini – secondo un percorso partecipato a modello Agenda 21 –  nella sottoscrizione di un impegno comune. A fronte dell’accettazione da parte dei cittadini di un sito di stoccaggio nell’area per i rifiuti tossici inertizzati, i rappresentanti dei diversi livelli territoriali si erano impegnati per l’attuazione di una serie di interventi di miglioramento dell’area – parchi, viabilità, interramento di elettrodotti, spostamento di attività inquinanti.

I 200 ettari di parchi urbani dell’accordo Moranzani sottoscritti con i cittadini sono però divenuti un miraggio. Venti milioni di euro dell’accordo sono appena stati stornati per opere portuali, mentre oltre cinquanta milioni dalla legge speciale per Venezia sono utilizzati per compensare la mancata piena attivazione del project financing di SIFA. Chi è SIFA? Che cosa prevedeva il project financing? Quali sono i soci?

Il project financing SIFA/PIF

Il complesso processo di bonifica delle aree inquinate di Porto Marghera prevede tra le altre azioni il trattamento dei fanghi inquinati (classe “oltre C”) risultanti dallo scavo dei canali industriali. Il contratto con SIFA (Società Integrata Fusina Ambiente) per è un caso esemplare dei tanti (e celebrati) accordi della cosiddetta “finanza di progetto”. Cosiddetta poiché, nonostante la terminologia faccia intendere diversamente, in questi accordi, il rischio d’impresa rimane a totale carico del concessionario pubblico – in questo caso della Regione Veneto. Come è successo con SIFA, società al 47% di Mantovani, garantita  da un contratto-capestro che prevedeva 25 anni di concessione dove gli oneri per volumi inferiori a quanto previsto dal piano economico sono per il 95% (!!!) a carico del concessionario pubblico. Ecco quindi la ricerca di un accordo, e la transazione di ben 56 milioni di euro di fondi pubblici, ricordiamo, a vantaggio di un’impresa privata.

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Foto scattata nel corso dell’ispezione dei Grillivenezia (2016) per verificare lo stato della palancolatura dei siti inquinati di Marghera.

Come mai i volumi di fanghi in ingresso sono inferiori alle aspettative? In parte per il (prevedibile) calo dovuto alla progressiva riduzione delle attività industriali. Ma non è l’unica motivazione. E’ opportuno registrare stato il gravissimo ritardo nella messa in sicurezza delle aree inquinate di Porto Marghera, con relativo marginamento – ricordiamo: incompleto, soprattutto mancante nelle zone più “difficili”, dove sono presenti tubazioni o dove sono necessari interventi complessi. Con il risultato che, dopo aver speso quasi 800 milioni per un marginamento incompleto (con molti punti critici evidenziati nel Dossier Bonifiche Marghera pubblicato da Grillivenezia), ne sono necessari quasi altri 300 per il suo completamento, mentre nel frattempo l’area non conterminata scarica e dilava continuamente gli inquinanti in laguna. Non solo. Sarà solo con il successivo retromarginamento che il sistema sarà in grado di raccogliere gli scarichi ed indirizzarli al PIF (progetto integrato fusina) e quindi “nutrire” Sifa con i volumi programmati.

E veniamo al PIF, per il quale sono previsti nel Patto per Venezia  13 milioni di euro. Non vi sono però garanzie sufficienti (o perizie) per ritenere che tale importo sia sufficiente. In tal caso, sarà Sifa a dover trovare altre risorse. Che si aggiunge alla già difficile situazione finanziaria (debiti) e corrente (meno entrate del previsto). In questo caso il rischio è che Veritas, socia in Sifa, debba farsi carico di ulteriori costi per PIF e mancate entrate. Magari scaricando poi i costi in bolletta ai cittadini.

Insomma, tra contratto capestro di SIFA (con potenziali esposizioni per oltre 300 milioni di euro e relativa sanatoria per oltre 50), PIF in chiaroscuro (potenziali ulteriori costi non indicati), messa in sicurezza inefficace (costata finora quasi 800 milioni di euro), fondi da aggiungere per il completamento (dichiarati ma non allocati nel Patto per Venezia per 250 milioni di euro, comunque in misura probabilmente insufficiente), dobbiamo registrare un bilancio fortemente negativo: problemi finanziari, trasferimenti di fondi pubblici a soggetti privati, progetti inattuati, importi enormi spesi per opere che in quanto incomplete non sono ancora funzionali.

Di chi è la responsabilità? Certo non solamente di Galan e di Chisso. Ma anche di chi condivideva le responsabilità politiche in quel periodo e di chi, dopo la loro rimozione, non ha saputo anticipare e prevenire i problemi. A partire dall’attuale Presidente della giunta regionale (allora vicepresidente) e dagli assessori che si sono da allora susseguiti.

L’Accordo Moranzani e i parchi urbani scomparsi

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Mappa dei parchi urbani previsti dall’Accordo di Programma “Moranzani” (immagine da “La Nuova Venezia”, cfr. link nel testo)

L’”Accordo di Programma Moranzani”, faticosamente costruito e concordato tra enti locali e cittadini sulla base di un modello partecipato strutturato in chiave Agenda 21 e quindi sottoscritto nel 2008, aveva la sua ragion d’essere nell’esigenza di trovare una collocazione ai fanghi inquinati (circa due milioni di metri cubi di classe “oltre C”) scavati nei canali industriali. Assolvendo a questo compito tramite inertizzazione e stoccaggio in una discarica, venivano quindi previste diverse compensazioni per l’area locale di Marghera, Malcontenta e Fusina, consistenti, come abbiamo richiamato all’inizio di questo post, in:

  • 200 ettari di parchi urbani,
  • diverse opere di viabilità, compreso il collegamento ciclabile tra Mestre/Marghera e la riviera del Brenta,
  • lo spostamento di alcuni depositi petroliferi troppo vicini ai centri abitati (San Marco Petroli),
  • l’interramento degli elettrodotti di Terna.

Le progettualità, con allegato un piano di investimenti di ben 800 milioni di euro ed un equilibrio finanziario garantito dagli introiti per i processamento dei fanghi, avevano anche accolto le indicazioni della cittadinanza che si era quindi espressa tramite un referendum per la convalida finale.

Leggiamo ora tuttavia, sulla stampa locale (articolo “Cancellati 200 ettari di parchi urbani”, di G. Favarato, su “La Nuova Venezia”, 5/1/2017, pag.27) di come, senza alcun preavviso e senza consultare tutte le parti interessate coinvolte, tale accordo sia stato “congelato” (almeno!) fino al 2041.

Ora, dopo ben otto anni passati senza che l’accordo fosse mai entrato in fase esecutiva, la Regione interviene con una serie di storni finanziari e di “atti aggiuntivi” all’accordo che di fatto lo bloccano, rimandando di quindici anni la sua (potenziale) attuazione. Nel frattempo, assistiamo allo spostamento di ben 56 milioni di euro dalla legge speciale di Venezia a vantaggio di una società mista pubblico/privata (Sifa: i soci sono Mantovani, Veritas, Veneto Acque), come leggiamo in questo articolo (“Bonifiche e Moranzani al palo per coprire il ‘buco’ della Sifa”, di G. Favarato, su “La Nuova Venezia” del 20/12/2016, pag. 28) ed allo storno di ingenti risorse (venti milioni di euro) verso attività che non hanno a che fare con gli obiettivi iniziali del piano (le banchine del nuovo terminal per container).

Il tutto, di fatto, rende potenzialmente inutili gli ingenti investimenti (sono stati spesi attualmente oltre 750 milioni) per la “messa in sicurezza” delle aree inquinate di Porto Marghera che dovrebbe impedire che la laguna continui a ricevere il dilavamento dei rifiuti tossici contenuti. Non essendo rimossi, i sedimenti inquinati presenti nei canali inquinati continueranno infatti ad essere erosi e poi dispersi in tutta la laguna di Venezia. I due interventi – 1) messa in sicurezza dei suoli inquinati tramite palancolatura e 2) asportazione dei fanghi inquinati dai canali – sono infatti complementari. Uno non ha senso senza l’altro.

Quali conclusioni trarre da tutto ciò?

E’ di tutta evidenza che la Giunta Regionale:

  1. non è stata in grado di far convergere le progettualità necessarie per il risanamento di Porto Marghera;
  2. di conseguenza ha perso di vista gli obiettivi in chiave di rinascita e di riconversione industriale dell’area, con aspetti che vanno oltre i confini comunali per allargarsi a prospettive metropolitane e, per alcuni aspetti, regionali;
  3. ha preferito perseguire obiettivi a breve termine legati alla portualità e di infrastrutturazione logistica;
  4. ha subito i project financing “garantiti al 95%” maldestramente stipulati alcuni anni fa da una giunta non così dissimile da quella attuale in termini di maggioranza e stipulati con società che fanno capo comunque in parte alla Mantovani scaricando sui cittadini i costi di risoluzione dei contratti-capestro per decine e decine di milioni di euro;
  5. non ha mantenuto nessuno degli impegni presi con la cittadinanza nell’ambito dell’Accordo di Programma del 2008 e del connesso percorso di Agenda 21.

Il Veneto è in piena emergenza inquinamento da pm10!

1 – Situazione dell’inquinamento da pm10 e pm2,5

E’ da quasi un mese ininterrottamente che nel territorio regionale permangono livelli altissimi di polveri sottili. Si tratta delle famigerate pm10, il particolato di dimensione inferiore a 10 µm (microgrammi), in grado di penetrare nelle vie respiratorie e di pm2,5 di dimensione ancora inferiore ed ancora più pericolose.

Il livello registrato in tutti i capoluoghi di provincia escluso Belluno è costantemente superiore alla soglia di legge di 50 µg/ m3 (microgrammi per metro cubo), “aria scadente” raggiungendo frequentemente il doppio di questo livello, “aria pessima”, ed in alcuni casi il triplo.

Il livello di superamenti ammessi dalla normativa europea sono 35 in un intero anno, mentre in questo caso, al ritmo di quasi 30 al mese, siamo già verso quota 90 in diverse centraline.[1]

 

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Figura 1 – La situazione dell’inquinamento da pm10 di lunedì 21 dicembre 2015 (fonte: Arpav)

L’accumulo fortissimo di inquinanti di questo ultimo mese dell’anno nella nostra regione non fa che confermare quanto emerge da rilevamenti periodici effettuati dall’European Environment Agency[2]: il Nord Italia presenta una particolare criticità, non comparabile con quella della maggior parte degli altri Stati europei (cfr. Figura 2).

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Figura 2 – Medie annuali di pm10 nei diversi Paesi europei. Si noti la criticità del Nord Italia e del Veneto. Fonte: European Environment Agency

In alcuni territori, la situazione è particolarmente grave: a Marghera, il livello di pm10 è rimasto per dieci giorni di seguito superiore al doppio del livello consentito (cfr.  Figura 3) ed ha raggiunto più volte il triplo.

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Figura 3 – Evoluzione dei livelli di pm10 a Marghera (rielaborazione grafica su dati Arpav estratti il 24/12/2015).

E’ evidente che, raggiunto questo livello, non bastano più gli interventi palliativi. Bisogna rimuovere le emissioni alla fonte, da parte dei soggetti che immettono più inquinanti in atmosfera nell’area. Approfondiamo nella terza parte quali sono questi soggetti responsabili delle emissioni. Ma vediamo ora le conseguenze.

 

2 – Impatto sulla salute

E’ ormai dimostrato l’impatto sanitario connesso alla presenza di inquinanti: per ogni 10 µm/m3 di pm10 in più nell’aria che si respira, l’aspettativa di vita si riduce di oltre sette mesi (alcuni studi: APHEA 2 Air pollution and Healt. A European Approach; NMMAPS II The National Morbidity, Mortality and Air Pollution Study, USA; MISA Meta-analisi Italiana Studi effetti a breve termine inquinamento Atmosferico).

Uno studio del 2013, svolto su 300.000 persone e pubblicato su Lancet Oncology, mostra che per ogni incremento di 10 µm/m3 di pm10 nell’aria, il rischio relativo di ammalarsi di tumore al polmone aumenta del 22%, mentre cresce del 18% a ogni aumento di 5 µm/m3 di pm2,5. Le pm2,5 sono la frazione più piccola delle pm10, quelle di dimensione inferiore a 2,5 µm, che si stimano comporre circa l’80% delle pm10.

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L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha calcolato che ogni anno nel mondo 800.000 morti siano attribuibili all’inquinamento atmosferico. Secondo le ultime linee guida Oms sulla qualità dell’aria, si ritiene che, riducendo il pm10 da 70 a 20 microgrammi per metro cubo, come stabilito nelle nuove linee guida, si potrebbe ridurre la mortalità nelle città inquinate del 15% all’anno.

Un fenomeno ben noto agli epidemiologi dimostra come, ad ogni picco di pm10, si affianchi a distanza di un giorno o due un corrispondente picco dei ricoveri ospedalieri ed altri indicatori di peggioramento della salute (ticket sanitari, consumo farmaci per anziani, asmatici e cardiopatici).

Come indicato nel rapporto “Air Quality in Europe” 2015 [3]: “Air pollution continues to have significant impacts on the health of Europeans, particularly in urban areas.”, ovvero: l’inquinamento causa conseguenze sulla salute dei cittadini [4]. Ma il rapporto precisa anche le conseguenze economiche: “It also has considerable economic impacts, cutting lives short, increasing medical costs and reducing productivity through working days lost across the economy. Europe’s most problematic pollutants in terms of harm to human health are PM, ground-level O3 and NO2.” che , ricordiamo, sono a carico della collettività. Mentre la scelta, ad esempio, di utilizzare carbone invece di gas naturale o altre fonti più pulite per produrre energia elettrica ha alla base delle convenienze economiche (profitti) assolutamente private. Un risparmio privato si traduce in un costo pubblico!

 

3 – Responsabilità delle emissioni

In relazione alle pm10, l’inventario regionale delle emissioni attribuisce in prevalenza alle stufe a legna ed al traffico su strada la produzione del particolato. E’ però opportuno notare come il complesso energetico, industriale e portuale/aeroportuale presente nell’area veneziana rappresenti il primo produttore provinciale di NOx ed SOx, che sono i precursori delle pm10 più inquinanti (non tutte le pm10 sono uguali … dipende dal contenuto !!!), che emette in grande quantità nel nostro territorio. In giornate senza vento come ora, il carico inquinante delle polveri infatti non si disperde, ma “staziona” e diffonde lentamente. La situazione del Comune di Venezia si distingue da quella di altri territori nel Veneto, in quanto la metanizzazione degli impianti di riscaldamento è stata condotta con largo anticipo rispetto ad altri territori.

E’ quindi opportuno considerare nelle responsabilità emissive: centrali elettriche (in particolare la centrale a carbone di Fusina); petrolchimico e raffineria; emissioni navali (commerciali e passeggeri); traffico aereo; traffico pesante (camion & bus) commerciale ed industriale; oltre naturalmente al traffico leggero privato e pubblico di terra e d’acqua ed alla combustione di biomasse riscaldamento privato a legna. In altri territori potranno esservi altri soggetti meritori di attenzione: cementifici, inceneritori, industrie particolarmente impattanti.

In particolare, la centrale a carbone “Palladio” di Fusina (i dati sono stati estratti dall’ultima dichiarazione ambientale del 2015) da sola produce annualmente oltre 50 tonnellate di polveri sottili; più di 2700 tonnellate di ossidi di azoto (NOx); 2000 tonnellate di ossidi di zolfo (SOx); diversi milioni di tonnellate di anidride carbonica (CO2). 50 tonnellate di polveri possono non fare impressione, ma se rapportiamo questo valore ai circa 50 mg emessi ogni km da una vecchia auto a benzina euro 0 (o equivalentemente da un diesel euro 4), si traducono in un miliardo di km equivalenti, come se avessimo un milione di automobili inquinanti con una percorrenza di mille km all’anno nel ciclo urbano !!! Bisogna inoltre considerare che, in ottica COP21 (l’accordo internazionale per la riduzione della CO2 emessa) l’emissione dei diversi milioni di tonnellate di CO2 di questa centrale – una frazione significativa delle emissioni su scala regionale – possono compromettere gli obiettivi annunciati di riduzione.

Un ragionamento analogo, con valori sempre molto elevati, si può fare per le pm10 prodotte dagli impianti industriali del petrolchimico, per le altre centrali elettriche (meno inquinanti perché a gas a ciclo combinato), per le navi del porto commerciale e passeggeri e per il traffico aereo.

  • Il petrolchimico: tra cracking, raffineria, produzione di etilene, altre produzioni ed altre centrali elettriche sono immesse grandi quantità di polveri sottili in un “cocktail” micidiale con altri inquinanti.
  • Le grandi navi del porto commerciale e passeggeri alimentate con oli ad elevato tasso di zolfo, che mantengono i motori accesi anche durante lo stazionamento del porto, sono direttamente responsabili di una grande quantità di polveri sottili. A queste è inoltre collegato il traffico pesante collegato alle merci trasportate.
  • Il traffico aereo, visti gli elevati volumi, 130 cicli di atterraggio/rullaggio/pre-decollo/decollo al giorno dell’aeroporto Marco Polo di Tessera, immette nell’aria significative quantità di polveri sottili ed altri inquinanti che vengono rilasciati e si depositano, vista la bassa quota, su aree territoriali sottostanti la verticale delle rotte di sorvolo (ricoprendo un vasto territorio comunale da Malcontenta a Dese e sul corrispondente lato insulare e lagunare).

In giornate senza vento ed in presenza di inversione termica, come quelle di questi giorni pre-natalizi, l’intero carico inquinante si carica nell’area fino a poche centinaia di metri di altezza, come in un catino, e le polveri massimizzano il loro carico inquinante a densità dannose per aree molto ampie.

4 – Interventi

Vista la gravissima situazione ambientale in cui la città è sottoposta e visto l’altissimo rischio di salute dei suoi abitanti, è urgente chiedere alle autorità preposte di prendere provvedimenti immediati, forti e di soluzione efficace. In sede comunale e regionale.

Le linee di intervento emergenziale che suggeriamo sono:

Un intervento contenitivo, ovvero una “soluzione tampone”, per ridurre la diffusione degli inquinanti rimuovendoli dalle strade attraverso la pulizia sistematica più volte al giorno, impedendo così che si diffondano ulteriormente.

Un intervento più incisivo che operi sulle fonti di emissioni stesse per ridurne i volumi immessi in aria. Chiedere quindi ai soggetti responsabili della maggior parte delle emissioni, di fermare momentaneamente l’operatività fino a quando l’emergenza non sarà cessata. Iniziando dai comparti dove le emissioni sono più concentrate e che emettono più inquinanti.

Si noti che in situazioni di emergenza come queste è più sicuro un intervento su alcuni grandi impianti che emettono inquinanti piuttosto che un intervento – peraltro difficilmente controllabile e/o di dubbia efficacia – che chiede riduzioni parziali da parte di tantissimi soggetti, come le ordinanze di riduzione del riscaldamento residenziale (da 20 a 19 gradi) o le ordinanze per le “domeniche ecologiche”.

Riferimenti

[1] Fonte: dati ARPAV, http://www.arpa.veneto.it/arpavinforma/bollettini/aria-2/dati-in-diretta

[2] http://www.eea.europa.eu/publications/air-quality-in-europe-2015

[3] http://www.eea.europa.eu/publications/air-quality-in-europe-2015

[4] E precisa: “Estimates of the health impacts attributable to exposure to air pollution indicate that PM2.5 concentrations in 2012 were responsible for about 432 000 premature deaths originating from long‑term exposure in Europe of which around 403 000 were in the EU‑28. In the same year, the estimated impact of exposure to NO2 (long-term exposure) and O3 (short-term exposure) concentrations on the population in the same 40 European countries was around 75 000 and 17 000 premature deaths, respectively, and around 72 000 and 16 000 premature deaths, respectively, in the EU‑28.”.