PM10 nel 2019: un primo bilancio (gennaio/febbraio)

Le situazioni di criticità del 2019 per i livelli di polveri sottili sono continue: in diverse occasioni Arpav ha lanciato l’allerta arancio (l’ultima ieri).

Essendo ormai nei primi giorni di marzo 2019 e siamo in grado di effettuare un primo bilancio dei livelli di PM10 registrati dalla rete di centraline istituzionali dell’Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezionale Ambientale del Veneto (ARPAV).

Nel seguito del post analizzeremo con l’aiuto di grafici l’andamento dettagliato per le province di Venezia, Treviso, Padova, Verona e Vicenza. Non appena completeremo le elaborazioni aggiungeremo anche Rovigo e Belluno.

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Dove sono le strategie per affrontare l’emergenza cronica dell’inquinamento?

Come già in gennaio, anche in febbraio i livelli di inquinamento da polveri sottili hanno raggiunto livelli insostenibili: le concentrazioni registrate in questi giorni sia nella rete Arpav che nella rete indipendente del Forum dell’Aria per le PM10 si misurano ormai nelle diverse centinaia di µg/m3, con valori ben più elevati delle soglie medie suggerite dalle organizzazioni internazionali per garantire la sicurezza dei cittadini (max 50 µg/m3 di media giornaliera).

Medie giornaliere di PM10 rilevati dalle centraline Arpav di Venezia.

Questo mese non c’è la “scusa” dei roghi della befana, ma i livelli sono altissimi comunque (vedi grafico Arpav, picco a Marghera con 150 di media giornaliera il 21/2). Il clima influisce (l’inversione termica), ma la causa sono le tante fonti emissive della nostra area. Non ci abbiamo lavorato abbastanza.

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L’inquinamento dell’aria in ottobre a Venezia non ha atteso l’accensione dei riscaldamenti

C’è qualcosa in questa evoluzione delle concentrazioni di pm10 nel mese di ottobre 2017 registrate dalle diverse centraline Arpav nelle diverse località di Venezia, in un periodo nel quale i riscaldamenti erano in prevalenza spenti (sia per le date, piuttosto anticipate, in cui l’inquinamento è apparso, sia per le temperature, mediamente elevate), che potrebbe farci capire qualcosa. Da dove arrivano le pm10? Perché quei picchi iniziali? C’è correlazione con i giorni della settimana? Quali i segnali distintivi che si possono riconoscere relativi a: (a) navale/portuale, (b) grandi impianti industriali e centrali elettriche, (c) mezzi pesanti, (d) natanti, (e) mezzi leggeri?

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Il Veneto è in piena emergenza inquinamento da pm10!

1 – Situazione dell’inquinamento da pm10 e pm2,5

E’ da quasi un mese ininterrottamente che nel territorio regionale permangono livelli altissimi di polveri sottili. Si tratta delle famigerate pm10, il particolato di dimensione inferiore a 10 µm (microgrammi), in grado di penetrare nelle vie respiratorie e di pm2,5 di dimensione ancora inferiore ed ancora più pericolose.

Il livello registrato in tutti i capoluoghi di provincia escluso Belluno è costantemente superiore alla soglia di legge di 50 µg/ m3 (microgrammi per metro cubo), “aria scadente” raggiungendo frequentemente il doppio di questo livello, “aria pessima”, ed in alcuni casi il triplo.

Il livello di superamenti ammessi dalla normativa europea sono 35 in un intero anno, mentre in questo caso, al ritmo di quasi 30 al mese, siamo già verso quota 90 in diverse centraline.[1]

 

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Figura 1 – La situazione dell’inquinamento da pm10 di lunedì 21 dicembre 2015 (fonte: Arpav)

L’accumulo fortissimo di inquinanti di questo ultimo mese dell’anno nella nostra regione non fa che confermare quanto emerge da rilevamenti periodici effettuati dall’European Environment Agency[2]: il Nord Italia presenta una particolare criticità, non comparabile con quella della maggior parte degli altri Stati europei (cfr. Figura 2).

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Figura 2 – Medie annuali di pm10 nei diversi Paesi europei. Si noti la criticità del Nord Italia e del Veneto. Fonte: European Environment Agency

In alcuni territori, la situazione è particolarmente grave: a Marghera, il livello di pm10 è rimasto per dieci giorni di seguito superiore al doppio del livello consentito (cfr.  Figura 3) ed ha raggiunto più volte il triplo.

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Figura 3 – Evoluzione dei livelli di pm10 a Marghera (rielaborazione grafica su dati Arpav estratti il 24/12/2015).

E’ evidente che, raggiunto questo livello, non bastano più gli interventi palliativi. Bisogna rimuovere le emissioni alla fonte, da parte dei soggetti che immettono più inquinanti in atmosfera nell’area. Approfondiamo nella terza parte quali sono questi soggetti responsabili delle emissioni. Ma vediamo ora le conseguenze.

 

2 – Impatto sulla salute

E’ ormai dimostrato l’impatto sanitario connesso alla presenza di inquinanti: per ogni 10 µm/m3 di pm10 in più nell’aria che si respira, l’aspettativa di vita si riduce di oltre sette mesi (alcuni studi: APHEA 2 Air pollution and Healt. A European Approach; NMMAPS II The National Morbidity, Mortality and Air Pollution Study, USA; MISA Meta-analisi Italiana Studi effetti a breve termine inquinamento Atmosferico).

Uno studio del 2013, svolto su 300.000 persone e pubblicato su Lancet Oncology, mostra che per ogni incremento di 10 µm/m3 di pm10 nell’aria, il rischio relativo di ammalarsi di tumore al polmone aumenta del 22%, mentre cresce del 18% a ogni aumento di 5 µm/m3 di pm2,5. Le pm2,5 sono la frazione più piccola delle pm10, quelle di dimensione inferiore a 2,5 µm, che si stimano comporre circa l’80% delle pm10.

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L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha calcolato che ogni anno nel mondo 800.000 morti siano attribuibili all’inquinamento atmosferico. Secondo le ultime linee guida Oms sulla qualità dell’aria, si ritiene che, riducendo il pm10 da 70 a 20 microgrammi per metro cubo, come stabilito nelle nuove linee guida, si potrebbe ridurre la mortalità nelle città inquinate del 15% all’anno.

Un fenomeno ben noto agli epidemiologi dimostra come, ad ogni picco di pm10, si affianchi a distanza di un giorno o due un corrispondente picco dei ricoveri ospedalieri ed altri indicatori di peggioramento della salute (ticket sanitari, consumo farmaci per anziani, asmatici e cardiopatici).

Come indicato nel rapporto “Air Quality in Europe” 2015 [3]: “Air pollution continues to have significant impacts on the health of Europeans, particularly in urban areas.”, ovvero: l’inquinamento causa conseguenze sulla salute dei cittadini [4]. Ma il rapporto precisa anche le conseguenze economiche: “It also has considerable economic impacts, cutting lives short, increasing medical costs and reducing productivity through working days lost across the economy. Europe’s most problematic pollutants in terms of harm to human health are PM, ground-level O3 and NO2.” che , ricordiamo, sono a carico della collettività. Mentre la scelta, ad esempio, di utilizzare carbone invece di gas naturale o altre fonti più pulite per produrre energia elettrica ha alla base delle convenienze economiche (profitti) assolutamente private. Un risparmio privato si traduce in un costo pubblico!

 

3 – Responsabilità delle emissioni

In relazione alle pm10, l’inventario regionale delle emissioni attribuisce in prevalenza alle stufe a legna ed al traffico su strada la produzione del particolato. E’ però opportuno notare come il complesso energetico, industriale e portuale/aeroportuale presente nell’area veneziana rappresenti il primo produttore provinciale di NOx ed SOx, che sono i precursori delle pm10 più inquinanti (non tutte le pm10 sono uguali … dipende dal contenuto !!!), che emette in grande quantità nel nostro territorio. In giornate senza vento come ora, il carico inquinante delle polveri infatti non si disperde, ma “staziona” e diffonde lentamente. La situazione del Comune di Venezia si distingue da quella di altri territori nel Veneto, in quanto la metanizzazione degli impianti di riscaldamento è stata condotta con largo anticipo rispetto ad altri territori.

E’ quindi opportuno considerare nelle responsabilità emissive: centrali elettriche (in particolare la centrale a carbone di Fusina); petrolchimico e raffineria; emissioni navali (commerciali e passeggeri); traffico aereo; traffico pesante (camion & bus) commerciale ed industriale; oltre naturalmente al traffico leggero privato e pubblico di terra e d’acqua ed alla combustione di biomasse riscaldamento privato a legna. In altri territori potranno esservi altri soggetti meritori di attenzione: cementifici, inceneritori, industrie particolarmente impattanti.

In particolare, la centrale a carbone “Palladio” di Fusina (i dati sono stati estratti dall’ultima dichiarazione ambientale del 2015) da sola produce annualmente oltre 50 tonnellate di polveri sottili; più di 2700 tonnellate di ossidi di azoto (NOx); 2000 tonnellate di ossidi di zolfo (SOx); diversi milioni di tonnellate di anidride carbonica (CO2). 50 tonnellate di polveri possono non fare impressione, ma se rapportiamo questo valore ai circa 50 mg emessi ogni km da una vecchia auto a benzina euro 0 (o equivalentemente da un diesel euro 4), si traducono in un miliardo di km equivalenti, come se avessimo un milione di automobili inquinanti con una percorrenza di mille km all’anno nel ciclo urbano !!! Bisogna inoltre considerare che, in ottica COP21 (l’accordo internazionale per la riduzione della CO2 emessa) l’emissione dei diversi milioni di tonnellate di CO2 di questa centrale – una frazione significativa delle emissioni su scala regionale – possono compromettere gli obiettivi annunciati di riduzione.

Un ragionamento analogo, con valori sempre molto elevati, si può fare per le pm10 prodotte dagli impianti industriali del petrolchimico, per le altre centrali elettriche (meno inquinanti perché a gas a ciclo combinato), per le navi del porto commerciale e passeggeri e per il traffico aereo.

  • Il petrolchimico: tra cracking, raffineria, produzione di etilene, altre produzioni ed altre centrali elettriche sono immesse grandi quantità di polveri sottili in un “cocktail” micidiale con altri inquinanti.
  • Le grandi navi del porto commerciale e passeggeri alimentate con oli ad elevato tasso di zolfo, che mantengono i motori accesi anche durante lo stazionamento del porto, sono direttamente responsabili di una grande quantità di polveri sottili. A queste è inoltre collegato il traffico pesante collegato alle merci trasportate.
  • Il traffico aereo, visti gli elevati volumi, 130 cicli di atterraggio/rullaggio/pre-decollo/decollo al giorno dell’aeroporto Marco Polo di Tessera, immette nell’aria significative quantità di polveri sottili ed altri inquinanti che vengono rilasciati e si depositano, vista la bassa quota, su aree territoriali sottostanti la verticale delle rotte di sorvolo (ricoprendo un vasto territorio comunale da Malcontenta a Dese e sul corrispondente lato insulare e lagunare).

In giornate senza vento ed in presenza di inversione termica, come quelle di questi giorni pre-natalizi, l’intero carico inquinante si carica nell’area fino a poche centinaia di metri di altezza, come in un catino, e le polveri massimizzano il loro carico inquinante a densità dannose per aree molto ampie.

4 – Interventi

Vista la gravissima situazione ambientale in cui la città è sottoposta e visto l’altissimo rischio di salute dei suoi abitanti, è urgente chiedere alle autorità preposte di prendere provvedimenti immediati, forti e di soluzione efficace. In sede comunale e regionale.

Le linee di intervento emergenziale che suggeriamo sono:

Un intervento contenitivo, ovvero una “soluzione tampone”, per ridurre la diffusione degli inquinanti rimuovendoli dalle strade attraverso la pulizia sistematica più volte al giorno, impedendo così che si diffondano ulteriormente.

Un intervento più incisivo che operi sulle fonti di emissioni stesse per ridurne i volumi immessi in aria. Chiedere quindi ai soggetti responsabili della maggior parte delle emissioni, di fermare momentaneamente l’operatività fino a quando l’emergenza non sarà cessata. Iniziando dai comparti dove le emissioni sono più concentrate e che emettono più inquinanti.

Si noti che in situazioni di emergenza come queste è più sicuro un intervento su alcuni grandi impianti che emettono inquinanti piuttosto che un intervento – peraltro difficilmente controllabile e/o di dubbia efficacia – che chiede riduzioni parziali da parte di tantissimi soggetti, come le ordinanze di riduzione del riscaldamento residenziale (da 20 a 19 gradi) o le ordinanze per le “domeniche ecologiche”.

Riferimenti

[1] Fonte: dati ARPAV, http://www.arpa.veneto.it/arpavinforma/bollettini/aria-2/dati-in-diretta

[2] http://www.eea.europa.eu/publications/air-quality-in-europe-2015

[3] http://www.eea.europa.eu/publications/air-quality-in-europe-2015

[4] E precisa: “Estimates of the health impacts attributable to exposure to air pollution indicate that PM2.5 concentrations in 2012 were responsible for about 432 000 premature deaths originating from long‑term exposure in Europe of which around 403 000 were in the EU‑28. In the same year, the estimated impact of exposure to NO2 (long-term exposure) and O3 (short-term exposure) concentrations on the population in the same 40 European countries was around 75 000 and 17 000 premature deaths, respectively, and around 72 000 and 16 000 premature deaths, respectively, in the EU‑28.”.